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Dopo 12 anni l'inaugurazione della Cardiochirurgia di Chieti

A tagliare il nastro del "Polo del cuore", fra qualche polemica, autorità, candidati e semplici cittadini. Un'opera da 34 milioni e mezzo di euro, da completare con alcune attrezzature tecnologiche

L’idea è stata concepita all’inizio degli anni Zero, ma soltanto questa mattina (lunedì 27 aprile), quasi 15 anni dopo, è stata inaugurata la palazzina M dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, il cosiddetto “Polo del cuore”, che ospiterà i reparti di Cardiochirurgia, Cardiologia e Chirurgia Vascolare. Un’opera da 34 milioni e mezzo (20 da un finanziamento nazionale e 15 dalla Regione), per cui ci sono voluti 6 anni di lavori fra alti, bassi e polemiche, 22 visite di collaudo durate oltre un anno, un iter burocratico durato 12 anni e una pulizia record, a fine cantiere, costata da sola 1 milione di euro.

LE POLEMICHE. A dare il benvenuto alla nuova struttura, oggi, c’erano quasi tutti, fra operatori sanitari e candidati a palazzo d’Achille. Perché in quella che è “una giornata di festa”, come ha precisato il direttore generale Francesco Zavattaro, non sono mancate le polemiche. Dei presenti, come Mario Fritelli, sindacalista Usb, che ha chiesto all’assessore alla Sanità Silvio Paolucci: “Come mai si trovano le risorse per costruire ospedali e non per assumere il personale? Se non si rinnovano i contratti a tempo determinato corriamo il rischio di avere cattedrali nel deserto: è ora di dire basta al cemento, facciamo la sanità con le persone”. E anche quelle degli assenti, come il consigliere regionale Mauro Febbo (Forza Italia), assessore all’Agricoltura della giunta di Gianni Chiodi, che volutamente non ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione, spiegando in una nota i motivi della sua assenza. “È paradossale – ha scritto – sapere che all’inaugurazione del nuovo padiglione di Cardiochirurgia sono presenti illustri esponenti del Pd e del centrosinistra che più volte, in passato, hanno denigrato il progetto criticando la volontà della Regione di continuare a puntare e investire su un’eccellenza come quella di Chieti. Il sottoscritto ha sempre difeso e sostenuto la nuova Cardiochirurgia e ha sempre contestato chi ha pronosticato cinicamente il depotenziamento di questo reparto”. E ancora: “Resto basito nel pensare che ad inaugurare la nuova Cardiochirurgia ci sia in pompa magna l’attuale governo regionale, che da mesi ha lanciato il progetto di realizzare nella ‘striscia di Gaza’ il nuovo ospedale dell’area metropolitana Chieti-Pescara, quindi annullare tutta l’alta specializzazione che in questi decenni è cresciuta anche con il contributo dell’università”.

LA STRUTTURA. La nuova palazzina M ha una sagoma irregolare, con un piano interrato e uno seminterrato (il 3° e 4° livello), ed è composta da due corpi di fabbrica separati, uno con sviluppo altimetrico di 4 piani fuori terra, l’altro da 8. I livelli sono stati denominati in maniera coerente con quelli degli altri corpi di fabbrica, in modo da poter essere collegati alla struttura preesistente attraverso il corpo D, al 5°, 6° e 7° livello, e a quest’ultimo anche con il corpo L.

Nel “polo del cuore” trovano posto impianti tecnologici, il blocco operatorio con la terapia intensiva cardiochirurgia da 12 posti letto, la degenza cardiochirurgia da 24 posti, il laboratorio di Emodinamica e gli ambulatori, 14 posti letto per le degenze, l’Utic con 20 posti letto, di cui 10 di terapia semi intensiva e la sala di Aritmologia, altri 16 posti letto per le degenze, ambulatori, studi medici e, all’11esimo livello, locali a disposizione.

La struttura rispetta le norme di staticità e antisismicità, è dotata dei più moderni e sofisticati sistemi tecnologici e di impiantistica. Ai fondi utilizzati finora, si aggiungono altri 10-15 milioni per completare la dotazione tecnologica e saranno tutti reperiti dalla Asl. Nelle prossime settimane inizieranno i trasferimenti dei reparti.

LA CERIMONIA. Ad inaugurare il nuovo “Polo del cuore” c’erano, oltre a Zavattaro e Paolucci, il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, il rettore dell’università d’Annunzio Carmine Di Ilio e, a fare gli onori di casa, il primario della clinica Cardiochirurgica Gabriele Di Giammarco. “Questa struttura – ha detto il manager della Asl -  deve essere un’occasione per attrarre attività, creare mobilità, ma anche per rilanciare il sistema sanitario regionale. Però – ha precisato – non basta un contenitore per garantire qualità: bisogna avere il coraggio di aprire all’innovazione e sostenerla perseguendo obiettivi comuni”. Per questo ha chiesto alla Regione un metodo di finanziamento “che valorizzi chi lavora bene”, e un collegamento reale con l’università e la ricerca”.

Sull’importanza delle risorse umane si è soffermato anche il direttore di Cardiochirurgia, che ha osservato: “Questa non è la casa del medico, ma di chi ha bisogno di cure: la centralità del paziente restituisce significato a questi edifici”. Il primo cittadino di Chieti ha chiesto di “evitare la creazione di doppioni, perché le eccellenze, quadno vengono duplicate, rischiano di perdere qualità. Utilizziamo la politica per fare gli ospedali, e non gli ospedali per fare politica”.

L’assessore Paolucci ha assicurato che la Regione sbloccherà 127 milioni, in parte destinati anche a potenziare la nuova struttura. “Questo gioiello – ha detto – troverà giusta collocazione nel nuovo piano ospedaliero e territoriale che sarà varato entro fine luglio, e che andrà a disegnare un sistema sanitario più efficiente e rispondente alla domanda dei nostri cittadini”.

“Questo risultato – ha detto il governatore D’Alfonso non era scontato, ma gli spazi da soli non bastano, perché occorrono risorse e organizzazione per non essere impreparati davanti a nuove sfide”. Il vice presidente del Csm ha bacchettato il ritardo con cui l’opera è stata completata, ricordandone le tappe e le criticità. “Questa struttura – ha detto – ci dimostra la direzione che deve prendere la sanità che, per dirla con metafora calcistica, deve migliorare gli estremi, la parte più bassa del territorio, e quella più alta delle specializzazioni”. 

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