In Val di Foro in arrivo l'impianto di stoccaggio rifiuti esonerato dal VIA

Il Comitato regionale ha ritenuto che la realizzazione dell' impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi nel territorio di Ari non debba essere sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale. A renderlo noto è il Wwf

Val di Foro

Il Wwf Chieti denuncia l'ennesima azienda di rifiuti esonerata dal Comitato Via e la mancanza di programmazione del territorio.

Questa volta il progetto riguarda il territorio di Ari, poco lontano dal centro abitato di Villamagna, in Val di Foro: qui, la ditta Globus di Francavilla al Mare ha proposto la realizzazione di impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi e non provenienti da servizi di microraccolta.

Nonostante le tipologie di rifiuti previste dall’azienda proponente siano numerose, il Comitato VIA della Regione non ha ritenuto necessaria la Valutazione di Impatto Ambientale.

E' evidente però, che lo stoccaggio di sostanze pericolose a 50-150 metri dal fiume Foro presenti rischi potenziali che andrebbero valutati. Le amministrazioni comunali dei centri urbani interessati, come Villamagna, pensano di ricorrere al TAR per ottenere almeno l’assoggettabilità al VIA del progetto, oggi negata dalla Regione.

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Il Wwf si dice pronto a sostenere questa battaglia perchè, come spiega il presidente della sezione teatina Nicoletta Di Francesco: "La devastazione del territorio e la proliferazione di aziende che si occupano di rifiuti, che nel chietino, tra quelle proposte e quelle in attività sono una ventina, nascono da una assoluta mancanza di programmazione regionale, provinciale e tra comuni viciniori. La proliferazione di micro zone industriali, ad esempio, è alla base di infiniti problemi legati all’inquinamento, a un illogico consumo del suolo e alla devastazione del paesaggio".

Gli effetti cumulati di una cattiva gestione del territorio e degli insediamenti produttivi, osserva il Wwf, sono ogni giorno sotto gli occhi di tutti: basti pensare al recente provvedimento della Capitaneria di Porto di Ortona che vieta il prelievo delle vongole in una vasta area della costa teatina a causa dell’eccessivo apporto di inquinanti dai fiumi.

“Quasi ogni paese d’Abruzzo - continua Di Francesco - ha previsto nel proprio territorio una sua zona industriale, ma poi non ha la possibilità di garantire infrastrutture adeguate né tanto meno impianti di depurazione capaci di trattare eventuali reflui chimici. Continuando ad agire con una logica municipalistica si apre la strada ad insediamenti sgraditi ai cittadini che, in cambio di pochi posti di lavoro, inquinano e devastano per sempre aree di pregio agricolo e paesaggistico creando danni che perdureranno per decenni se non per secoli. Bisogna avere il coraggio di ripensare le proprie scelte - conclude -  e di scommettere su quei settori che oggi in Abruzzo possono rappresentare una concreta risposta alla crisi: turismo legato all’ambiente, agricoltura di qualità, centri urbani vivibili e attrattivi, artigianato tipico”.

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