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Immigrati a Chieti: iniziata l'identificazione, Di Primio invita a non esasperare la situazione

Cominciata l'identificazione dei quaranta uomini ospiti al Villaggio della Speranza. Il sindaco ribadisce di non aver dato la disponibilità per mancanza di strutture idonee

Non c’è nessuna conferma circa il tempo di permanenza dei quaranta immigrati clandestini giunti al Villaggio della Speranza a Brecciarola sabato sera, dopo lo sbarco a Lampedusa nei giorni antecedenti. Le porte sono blindate nella struttura gestita da suor Vera D’Agostino e non è possibile avvicinare nessuno di loro. Quel che si sa, al momento, è che gli ospiti del Villaggio sono tutti uomini, potranno circolare liberamente per la città non avendo alcun obbligo di detenzione all’interno della struttura che li accoglie e che gli stessi sono stati sottoposti a controlli medici della Asl, pare tutti con esito negativo.

Intanto è cominciata l’identificazione dei quaranta: si tratterebbe di 28 persone provenienti dal Pakistan, due dal Togo e 10 dal Ghana. In Abruzzo gli extracomunitari arrivati sono 160 e sono stati smistati nelle quattro province su richiesta del governo centrale e alle prefetture.

A Chieti il sindaco Di Primio ha spiegato di non essere stato interpellato in tempo o meglio, di aver ricevuto una telefonata dalla prefettura locale alla quale non avrebbe dato la disponibilità come Comune a ospitare i migranti e che tuttavia, sabato mattina, era già stato deciso che i 40 sarebbero stati ospitati a Brecciarola.

Grave la scelta di non coinvolgere il sindaco secondo il consigliere Emiliano Vitale, il quale ritiene che dietro una tale decisione ci sia  una scelta anche da parte di alcuni ambienti ecclesiastici. “E’ vero che Chieti – dichiara Vitale - almeno sino ad oggi non ha dovuto confrontarsi con  esperienze dirette in tal senso e al contempo, sono certo che la città saprà rispondere dimostrando tutto lo spirito solidale della sua popolazione ma non vorrei che si volesse far digerire alla città una soluzione che dovrà essere necessariamente provvisoria e definita nel tempo. E’ giunto il tempo che queste popolazioni, vittime di orrori, di guerre e di carestie, vengano aiutate da una politica nazionale ed internazionale senza che ciò debba comportare l’utilizzo delle armi. L’Italia, e in particolare Chieti, non possono più sopportare l’arroganza di altri Paesi membri che respingono in ogni modo l’ingresso di extracomunitari nei loro confini”.

Il sindaco Di Primio su Facebook, dove dallo scorso weekend  è scoppiato il malumore di molti, invita a non esasperare la situazione: “Non dobbiamo dimenticare che anche noi siamo stati un popolo di emigranti e Chieti proprio quest'anno celebra il 70º di Chieti Città Aperta. Questo non vuol dire aprire ad alcuna ipotesi di centri d’accoglienza, ma semplicemente che una emergenza e soprattutto una situazione limitata nel tempo non debbono farci passare per una comunità fobica ed inospitale. Chiaro che questo non deve farci abbassare il livello di guardia che chiederò ufficialmente alle forze dell'ordine sia alto ed intransigente”.

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