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Migranti a Chieti, Di Primio scrive di nuovo al Prefetto

Per l'attuale sindaco è necessario "restituire ai cittadini la necessaria serenità". Intanto dopo la protesta CasaPound Chieti prende le distanze da qualsiasi ipotesi di 'alleanza politica' con il primo cittadino. Il M5S: nessun profugo stava arrivando mercoledì

Mentre dalla Prefettura smentiscono l'arrivo dei venti profughi teatini previsto per mercoledì scorso, quando il sindaco Di Primio, alcuni suoi sostenitori e gli esponenti di CasaPound hanno occupato l'ingresso degli Istituti Riuniti San Giovanni Battista, il primo cittadino scrive di nuovo al prefetto chiedendo di farsi garante dell'opera delle Forze di Polizia per "restituire ai cittadini la necessaria serenità".

"La prego di comprendere il mio gesto di mercoledì scorso - scrive Umberto Di Primio - teso esclusivamente a difendere la città e i teatini scorso". E ribadisce che "il dovere morale di assistere chi fugge da povertà e guerre deve farsi senza compromettere l'equilibrio e la sicurezza sociale della comunità".

E a sostegno di Di Primio arriva anche Smeraldo Ricciuti, segretario provinciale del sindacato Diccap-Confsal. “Il presidente dell’Organismo Straordinario del San Giovanni Battista, Dario Recubini, deve smetterla di terrorizzare il personale operante nelle Case di Riposo paventando che 'a causa della mancata accoglienza dei bisognosi stranieri', il personale rischia di non percepire gli stipendi alla fine del mese. Invece si attivasse concretamente per riscuotere i crediti che l’Ente vanta dall’Asl di Chieti e chiudesse i contenziosi con la stessa per la riscossione delle rette dovute” dichiara auspicando che la struttura continui a occuparsi solo di assistenza agli anziani.

Secondo Ottavio Argenio, candidato sindaco del M5S, “Anche il Comune di Chieti si mostra inadempiente rispetto agli obblighi di compartecipazione per i quali, dichiara il presidente Recubini, è in debito di circa 200.000 euro. La decisione di ospitare i profughi partecipando al bando prefettizio – sottolinea - è stata dunque presa anche per far fronte ad una situazione di tracollo finanziario dell’ente”.

 Quanto alla protesta di mercoledì, Argenio sostiene che nessun profugo fosse in imminente arrivo. "Eppure é passato il messaggio, o meglio, questo è il messaggio che lo stesso Di Primio voleva far passare, che abbia salvato la città. Ma la città non è solo Chieti alta - prosegue - Impedire che i profughi siano ospitati in una struttura pubblica come quella di piazza Garibaldi significa farli ospitare da una struttura privata che ha sede a Brecciarola, stiamo parlando della stessa città. Il problema dunque non è stato affatto risolto, ammesso che di problema si possa parlare, si è semplicemente spostato”. E conclude: “Troppo comodo scambiarsi accuse, da un lato di “fascismo” e “xenofobia” e dall’altro “perbenismo” e “buonismo”, quando a vario titolo, nelle istituzioni, entrambe le componenti di destra e sinistra sono causa o concausa del problema”.

CasaPound Chieti invece ribadisce che pur avendo condiviso la protesta contro il centro di accoglienza in piazza Garibaldi, non c’è nessuna ‘alleanza politica’ con il sindaco Di Primio, come qualcuno in città avrebbe riportato.

“I nostri unici alleati i cittadini di Chieti - ribadisce Francesco Lapenna, responsabile CasaPound per la città di Chieti - la protesta contro la trasformazione della struttura assistenziale ‘San Giovanni Battista’ in un centro di accoglienza per immigrati irregolari è stata una battaglia civica trasversale agli schieramenti politici. Pur rispettando Di Primio, la sua appartenenza al Nuovo Centrodestra, partito di governo alleato del premier Renzi e compartecipe di scelte politiche che giudichiamo in maniera assolutamente negativa rende impossibile da parte nostra qualsivoglia collaborazione sul piano politico”. 

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