Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

L’azienda sospende i lavoratori dopo l’articolo sul giornale: il giudice annulla le sanzioni

La sentenza del Giudice del Lavoro di Chieti annulla le sanzioni a carico dei dipendenti RSU della Dayco

Lo sciopero dello scorso 20 aprile alla Dayco

Erano stati sospesi per tre giorni dal lavoro e minacciati di licenziamento in seguito a due articoli pubblicai sui quotidiani abruzzesi, frutto di un comunicato stampa delle segreterie Uil, Cisl e Cgil in cui si denunciava l’assenza di investimenti della Dayco nello stabilimento abruzzese e i timori dei lavoratori sul futuro dell’azienda.

Ma il giudice del lavoro di Chieti, in una recente sentenza, ha dato ragione ai lavoratori-rappresentanti della Rsu che subito dopo avevano promosso il ricorso. “L’azienda – ricorda l’avvocato Giuseppe Grande - solo in seguito a trattative sindacali e al clamore mediatico suscitato dalla vicenda (tutti i dipendenti della Dayco fecero anche uno sciopero di protesta contro la minaccia del licenziamento), desistette dal proposito di licenziamento, ma irrogò comunque la sanzione disciplinare della sospensione dal lavoro di tre giorni senza retribuzione, dopo due settimane di sospensione cautelare”. SCIOPERO ALLA DAYCO

Nella sentenza del 19 gennaio scorso il giudice del lavoro Ilaria Pozzo ha annullato i provvedimenti sanzionatori, senza entrare nel merito dell’asserita gravità della condotta sanzionata dall’azienda, e ciò in quanto -come sostenuto dalla difesa dei lavoratori- la paternità del comunicato non era dei dipendenti RSU ma delle segreterie dei sindacati che lo avevano materialmente scritto ed inviato.

In sostanza, il giudice ha ritenuto illegittimo sanzionare i dipendenti solo perché avevano condiviso “idealmente” il comunicato che le segreterie dei sindacati avevano inviato ai giornali. Ma anche se le segreterie avessero ricevuto tutte le informazioni proprio dai dipendenti rappresentanti Rsu., non sarebbe stato comunque possibile colpirli per le opinioni e i pensieri espressi, invece, dalle segreterie stesse.

Il collegio difensivo che ha patrocinato la causa è stato composto dagli avvocatiti Giuseppe Grande, Vincenzo di Lorenzo, Paolo Patrizio e Massimiliano Matteucci, tutti esperti in materia di diritto del lavoro.

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