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Dorfles fotografato da Fedecostante per "Oggi"

Dorfles fotografato da Fedecostante per "Oggi"

Gillo Dorfles, un calice di Cerasuolo e un'estrema lucidità: l’ultimo scatto è del fotografo Fedecostante

Un anno fa il fotografo teatino realizzava un servizio fotografico nell'abitazione di Milano del critico d’arte, scomparso ieri all’età di 107 anni

Il critico d’arte e pittore Gillo Dorlfes si è spento ieri a Milano all’età di 107 anni. Una vita nella cultura e nelle arti durante la quale Dorfles, triestino, classe 1910 – avrebbe compiuto 108 anni il prossimo 12 aprile - non si è risparmiato fino all'ultimo: a gennaio del 2017 aveva inaugurato personalmente una mostra a lui dedicata ("Vitriol") in Triennale a Milano, città dove viveva da tempo, con quindici tele realizzate nel 2016.

Proprio in quella casa, l’8 febbraio 2017, il fotografo teatino Vincenzo Fedecostante realizzava l’ultimo servizio fotografico sul professore. Dopo un ‘corteggiamento’ iniziato l’estate precedente, riuscì ad ottenere il fatidico appuntamento (Dorfles non si faceva intervistare ultimamente, tantomeno nella sua abitazione).

“Ci chiesero di non stressarlo troppo, l’intervista e il servizio durarono circa mezz’ora: Dorfles era quasi sordo per cui dovevamo parlare ad alta voce per farci capire, ma era ancora incredibilmente lucido” racconta Fedecostante, che realizzò il servizio fotografico poco prima del 107esimo compleanno dell’artista, servizio poi pubblicato sul numero 17 del settimanale "Oggi" del 20 aprile 2017.

“Partii per Milano assieme al giornalista Stanislao Liberatore e all’enologo Vittorio Festa il quale, sapendo che il padrone di casa era un grande appassionato, portò in regalo alcune bottiglie di vino. E il professor Dorfles non resistette alla tentazione di stapparne una per brindare con noi: scelse un Cerasuolo (nella foto)”.

Come era la casa di Gillo Dorfles? “Una casa-museo: ovunque ti giravi c’erano le sue sculture, i quadri. E poi libri ovunque. Era grandissima, ma chiaramente non la visitai. Prima ci offrì il caffè, poi bevemmo il vino portato da Festa”.

Che ricordo conservi di quella esperienza? “Per me è stato il punto più alto della mia carriera: quando sono uscito da casa di Dorlfes ero incredulo tanto da chiedermi ‘Ma l’ho fatto davvero?’. E' stato un privilegio, oltre che una grande emozione, poter immortalare ufficialmente e per l’ultima volta una grande persona come lui che ha lasciato una traccia profonda nella storia dell’arte a livello mondiale. Ho altre foto inedite scattate quel giorno e sono in contatto con alcune testate, soprattutto d’arte, per eventuali pubblicazioni”.

Gillo Dorfles: rivoluzionario protagonista del Novecento

Nato a Trieste da padre goriziano e madre genovese, laureato in medicina e specializzato in psichiatria, una grande passione anche per i cavalli, Angelo detto 'Gillo' ha da subito preferito l'attività di pittore e l'impegno come critico e studioso d'arte, che lo ha portato poi ad insegnare estetica nelle Università di Firenze, Trieste, Venezia e Milano.

Il suo lavoro di critico dell’arte e del gusto più in generale ha informato per molti anni l’approccio scientifico alla materia, aprendo gli spazi a riflessioni, come quella sul kitsch, divenute poi delle vere e proprie pietre miliari.

Lucido e acuto ben oltre la soglia del secolo di vita, Dorfles ha continuato a lavorare, sia nelle vesti di critico e curatore, sia in quelle di artista, con una mostra di suoi disegni in Triennale a Milano ancora a inizio 2017. Nel suo celebre saggio “Le oscillazioni del gusto” del 1970, Dorfles, mostrandosi ancora una volta in anticipo sui tempi, ha affrontato i temi della tecnocrazia e del consumismo come elementi costitutivi dell’arte contemporanea, aprendo la strada non solo a eleborazioni teoriche, ma anche a una serie di pratiche artistiche che, con il passare degli anni, sono diventate centrali nello scenario dell’arte del presente.

Insegnò estetica nelle università di Milano, Cagliari e Trieste. Vincitore del Compasso d'Oro, è stato accademico onorario di Brera, a Milano, e dell'Albertina, a Torino. Contribuì considerevolmente allo sviluppo dell'estetica italiana a partire dal dopoguerra, a partire dal volume del 1952 "Discorso tecnico delle arti", e poi con "Il divenire delle arti" nel 1959 e "Nuovi riti, nuovi miti" nel 1965. Nella sua analisi Dorfles si è spesso soffermato sull'aspetto socio-antropologico dei fenomeni estetici e culturali. Scrisse monografie su artisti di varie epoche, da Durer a Feininger, da Bosch a Scialoja. Pubblicò poi due volumi sull'architettura ("Barocco nell'architettura moderna", "L'architettura moderna") e "Il disegno industriale e la sua estetica".

Nel 1995 contribuì al "Manifesto dell'antilibro", in cui espresse la valenza artistica e comunicativa dell'editoria di qualità. Nel 2008 pubblicò "Horror Pleni. La (in)civiltà del rumore", un volume molto critico sulla "scoria massmediatica" che, a suo dire, avrebbe di fatto soppiantato le attività culturali. Nel 2009, con "Arte e comunicazione", si occupò di cinema, fotografia e architettura. Tornò poi alla critica della società contemporanea e del consumismo con "Irritazioni, un'analisi del costume contemporaneo" (2010). Infine, sempre nel 2010, con "99+1 risposte" ripercorse gli incontri - durante la sua vita - con persone come Andy Warhol, Italo Svevo e altri.
 

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