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Giapponesi a Chieti nel segno di Valignano

La delegazione di Minamishimabara in città per avviare scambi di tipo commerciale e rafforzare i legami culturali già instaurati negli ultimi quattro anni

Il sindaco Di Primio, in occasione della quarta visita istituzionale a Chieti della delegazione giapponese proveniente dalla città di Minamishimabara, ha salutato i rappresentanti della municipalità nipponica con la quale Chieti è impegnata, da alcuni anni, in scambi culturali nel segno di Padre Alessandro Valignano.

All’incontro, che ha visto la presenza anche dei quattro studenti giapponesi ospiti presso altrettante famiglie di Chieti, nonché una delegazione di alunni della scuola Antonelli, hanno partecipato l’assessore alla Cultura, Antonio Viola, l’assessore alla Pubblica Istruzione, Giuseppe Giampietro, la dirigente dell’Istituto Comprensivo 3, Paola Di Renzo, e, in rappresentanza della Fondazione Carichieti, il dottor Giuseppe Tragnone.

“Chieti e il Giappone sono così lontane geograficamente, eppure così vicine per tanti altri aspetti cui va reso sicuramente merito al nostro grande concittadino, Padre Alessandro Valignano, missionario e gesuita, che intraprese un lungo viaggio verso la terra nipponica – ha commentato il sindaco - Minamishimabara, alla fine del sedicesimo secolo, era fulcro della propagazione della fede cristiana in Giappone e Valignano fu senz’altro il primo a gettare le basi per uno scambio culturale tra i due Paesi. Oggi più che mai, anche in considerazione dei tragici fatti verificatisi negli ultimi mesi in Europa, ritengo che gli scambi tra  popoli vadano intensificati e approfonditi affinchè culture diverse siano di stimolo e di crescita per i nostri giovani”.

La delegazione giapponese, in mattinata, ha visitato la scuola “Antonelli”. Saranno le famiglie degli studenti a ospitare i ragazzi giapponesi durante il soggiorno a Chieti.

“Per la nostra scuola – ha sottolineato la dirigente Di Renzo – è un momento importante perché, attraverso il confronto, abbiamo potuto renderci conto che, nonostante le differenze, siamo molto vicini nel modo di operare a livello organizzativo e didattico. Penso che sia importante dare ai ragazzi la percezione che apparteniamo tutti alla grande famiglia umana e che siamo cittadini di una globalità”.

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