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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Santa Maria Imbaro

Gaia Fabrizio, dal Negri sud batte gli scienziati internazionali

A 28 anni, con un dottorato finanziato dalla Bper nell'istituto in grave crisi debitoria, la biologa vastese ha scoperto il funzionamento di una proteina che potrebbe avere risvolti positivi sulla cura dei tumori e delle malattie neurodegenerative. Ma forse sarà costretta ad andare all'estero

A 28 anni, a metà del suo dottorato al Mario Negri sud, ha scoperto il funzionamento di una proteina che agisce sul ciclo delle cellule e potrebbe avere risvolti concreti per la cura contro i tumori. Gaia Fabrizio, di Vasto, ha battuto sul tempo la comunità scientifica internazionale che da anni cerca di capire il funzionamento della proteina GRP78, pubblicando la sua scoperta, insieme alla dottoressa Marina Di Girolamo, direttrice del laboratorio, su un importante rivista scientifica internazionale.

Merito della sua passione per la ricerca, di un talento innato per lo studio e, ammette lei, anche di un pizzico di fortuna. Ma se, fra tanti cervelli in fuga, Gaia Fabrizio è fra i pochi che, almeno per qualche anno, possono restare in Italia, c’è il rischio che a breve anche lei debba fare le valigie e unirsi ai tanti talenti italiani e abruzzesi obbligati a scappare all’estero per poter fare ricerca al meglio delle possibilità. Senza contare che, se uno sponsor privato non avesse dato un contributo notevole, sarebbe rimasta fra i tanti scienziati in cerca di uno spazio o costretti a ripiegare su un’attività alternativa.

“La passione – racconta – mi è venuta mentre preparavo la laurea in Biologia all’università di Ancona. Per la tesi agli studenti viene data la possibilità di sperimentare in laboratorio. Io ho lavorato in quello di Biologia molecolare e lì ho capito che mi sarebbe piaciuto lavorare nella ricerca”. Un campo che, secondo la giovane biologa, non si improvvisa: “Credo si nasca per questo, ci vogliono studio, manualità, analisi critica dei dati, capacità di prendere decisioni immediate”.

Al Mario Negri Gaia Fabrizio è arrivata nel febbraio del 2012, a un anno dalla laurea, dopo aver fatto qualche esperienza in altri posti. Il sogno si è realizzato grazie ad una borsa di studio finanziata dalla Banca popolare dell’Emilia Romagna (prima Banca popolare di Lanciano e Sulmona), rinnovata annualmente fino al 2015. Solo grazie a questo contributo la biologa vastese è entrata in laboratorio, ha capito dove voleva orientare il suo futuro e ha scritto un progetto sulla modifica delle proteine che le è valso il finanziamento di un dottorato di ricerca internazionale con la britannica Open University. “Ora sono circa a metà del mio PhD – spiega Gaia – non so nemmeno se riuscirò a finirlo qui, ma vorrei restare in Italia e in Abruzzo, perché il mio laboratorio è questo e la ricerca mi piace”. L’istituto, infatti, si trova in uno stato di grave crisi con 8 milioni di debiti: a breve il prefetto dovrà nominare un commissario che decida le sorti dei 100 dipendenti, senza stipendio da oltre un anno.

Ma come è possibile, in una condizione di oggettiva difficoltà, fare ricerca e portare a termine risultati eccellenti? “Nonostante la situazione del Negri – racconta Gaia – la scarsità di mezzi e di soldi, abbiano continuato a lavorare, a tentare di trovare la strada giusta. Qui ci sono macchinari e strumenti che hanno anche all’estero, mancano però i soldi per la manutenzione, i reagenti per usarli al meglio. Spesso per poter continuare un esperimento bisogna farsi prestare il materiale dagli altri laboratori o aspettare che i colleghi abbiano finito di usarlo”.

Eppure, il successo è arrivato. “Io però – si schermisce – lavoro per passione, non mi sono mai interessata alle pubblicazioni, mi interessa fare. Fino all’ultimo ho continuato a provare, spesso resto in laboratorio oltre le 21 o nel fine settimana, ma non mi pesa. Il problema è che lavorare in questa condizione, nell’incertezza del futuro, non è gratificante”. La scoperta di una giovanissima appassionata, però, ha cambiato qualcosa nel panorama della ricerca internazionale.

“Obiettivo della ricerca del mio laboratorio – spiega – è quello di capire come la funzione delle proteine cellulari sia regolata tramite una modifica post-traduzionale chiamata ADP-ribosilazione”. Si tratta di una reazione reversibile mediata da enzimi che trasferiscono una molecola contenente uno zucchero (ADP-ribosio) su una specifica proteina, regolandone la funzione. “Il mio lavoro – prosegue – ha portato alla scoperta dell’enzima umano che catalizza la ADP-ribosilazione di GRP78, una proteina che guida il corretto ripiegamento, assemblaggio e maturazione delle proteine di nuova sintesi, prevenendo interazioni scorrette e formazione di aggregati proteici”. Ovvero, previene le condizioni alla base di ischemie, malattie neurodegenerative, diabete e tumori.

“In diversi tipi di tumore – aggiunge – come quelli del seno, della prostata, del polmone e dell’ovaio, la resistenza alla chemioterapia è stata associata alla presenza di quantità elevate della proteina GRP78. La regolazione della funzione di GRP78 tramite la sua ADP-ribosilazione apre, quindi, nuove possibilità di ricerca anche nel campo della biologia dei tumori che nel futuro avranno sicuramente ricadute applicative in linea con la finalità della ricerca scientifica: migliorare la qualità della vita dell’uomo, curare malattie e salvare vite”.

La prima pubblicazione di Gaia Fabrizio è stata diffusa nella comunità internazionale ai primi di ottobre e, mentre il mondo della scienza scopre le intuizioni di una giovane abruzzese, nel posto che le ha dato la possibilità di lavorare si valuta se c’è la possibilità di costruire lì il suo futuro. “Io vorrei restare in Italia – auspica – ma mi vedo quasi costretta ad andare fuori per motivi economici: all’estero c’è la possibilità di fare più cose, più in fretta e sviluppare tutte le idee che si hanno”. Ad assisterla nel suo percorso c’è la dottoressa Di Girolamo, la tutor di laboratorio che la definisce “brava e dedita al lavoro. Nonostante le difficoltà – racconta – siamo riuscite a fare un buon lavoro, ma stiamo valutando se Gaia potrà finire qui il sui PhD: se vorrà continuare in questo campo dovrà solo scegliere dove andare. Al Negri sud molti colleghi hanno preso la via dell’estero da quasi 2 anni: chi doveva fare i conti con la sopravvivenza, vista la situazione è andato via da un po’. Oggi gli investimenti di ricerca sono ai minimi storici, siamo fanalino di coda europeo perché non se ne conosce il valore. La ricaduta della ricerca non è immediata, ma va portata avanti per scoprire nuovi sviluppi”.

Eppure, i governi e l’opinione pubblica sembrano considerare ben poco il lavoro dei tanti che, pazientemente, applicano ipotesi, portano avanti esperimenti, sacrificano tempo e, spesso, denaro, per portare avanti una passione che potrebbe rendere la vita più facile a milioni di persone.

“La Fondazione Mario Negri Sud – dice Gaia Fabrizio - non è sicuramente il primo istituto di ricerca ad essere attraversato da una profonda crisi, così come l’Italia intera non è il solo paese a dover fare i conti con la crisi economica. Già altri paesi europei ne sono stati investiti. Anche in un paese con pochi abitanti come l’Irlanda, per rilanciare l’economia nazionale si è deciso di investire nella ricerca scientifica e progettare un futuro di sviluppo tecnologico per il paese. Ma non sono solo soldi pubblici quelli che muovono la ricerca irlandese: ci sono molte imprese private che investono i propri capitali in progetti di ricerca e cooperazioni scientifiche. L’auspicio – prosegue - è quello che ci venga consentito di continuare ad essere presenti sul territorio magari anche grazie all’aiuto di un filantropo del calibro di Chuck Feeney, non l'uomo più ricco del mondo, ma sicuramente l’uomo più generoso del mondo: ha dato in beneficenza ben sei miliardi di dollari, donando quasi tutto il suo patrimonio, per finanziare iniziative a scopo benefico in varie parti del mondo”.

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