menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Folla ai funerali di Simona Petaccia: le scarpe rosse con il tacco per l'ultimo saluto alla giornalista

La chiesa della Trinità era stracolma e non è riuscita a contenere i tanti accorsi per l'addio a una donna diventata simbolo ben oltre la sua vita terrena

Le scarpe rosse con il tacco, la sua passione, sulla bara di legno chiaro, i cori gospel, un fiume di persone commosse e addolorate hanno dato l'ultimo saluto ieri pomeriggio, a Simona Petaccia, la giornalista teatina scomparsa improvvisamente a 47 anni, all'alba di sabato.

La chiesa della Trinità, nel centro di Chieti, non è riuscita a ospitare i tanti, fra amici, colleghi giornalisti e rappresentanti politici, arrivati in città per dirle addio. 

L'omelia del parrocco don Claudio Pellegrini, tramite la "parabola della porta" raccontata nel Vangelo di Marco, ha ben spiegato chi fosse Simona e quanto si fosse impegnata nella vita per i diritti dei diversamente abili e non solo.

Quando ho pensato a cosa dire quando ho avuto la notizia, ieri, mi sono ricordato di averlo conosciuta una domenica a messa. Entrò con la sua carrozzella e stava lì, l’ho chiamata e l’ho fatta mettere qui, le ho fatto leggere una preghiera. E poi me la sono ritrovata durante la benedizione delle famiglie e lei si è fatta trovare nella sua stanza, quella con la finestra sulla  strada dove picchia il sole. Quando sono entrato lei mi ha ricordato questo particolare e le ho detto ‘Ma tu chi sei?’, ti ho vista sul Tg3, su Rete 8 l’altra sera. Ho guardato le pareti, ho visto tutti i diplomi e mi ha spiegato chi è Simona. Mi ha detto che lei era nata così, ma aveva fatto della sua fragilità la usa forza. Perché uno che nasce così, poteva avere quella brutta rassegnazione. Ma sforzarsi di entrare per la porta stretta significa trasformare la propria fragilità in ‘Non ci posso entrare in questa porta, ma io mi sforzo e voglio entrarci lo stesso’.

Le porte della terra sono larghe per gli altri, ma sono strette per le persone disabili. E il nome della sua associazione “Diritti diretti” somiglia a “Coltivatori diretti”, che indica che uno coltiva direttamente ciò che mangia. Per le persone diversamente abili, la società non produce direttamente le cose necessarie perché si sentano a loro agio. E invece deve produrre direttamente i diritti delle persone diversamente abili, esattamente come la terra produce direttamente i frutti. I diritti delle persone diversamente abili non sono privilegi.

Guardando Simona quel giorno, quando ho visto cosa stava combinando, di fronte a quell’intelligenza e a quella forza, mi sono detto ‘Lei è più normale di me’. Simona ha corretto tutti quanti noi. Facendo riconoscere a tutti diritti immediati. 

Parole che hanno generato un applauso spontaneo dei numerosi presenti in chiesa. Poi, a suggellare l'arrivederci alla giornalista, la canzone gospel di Hezekiah Walker “Every Praise”, "Ogni preghiera". 

Infine, alcune amiche dal pulpito l'hanno ricordata con affetto: 

Grazie per il tuo insegnamento, grazie per ogni giorno passato insieme, grazie per la tua forza.

Di sicuro, Chieti, l'Abruzzo e una grossa fetta dello Stivale non dimenticheranno una donna che molto ha fatto per abbattere i pregiudizi, soprattutto mentale, e per godere pienamente di una vita che con lei non si era mostrata del tutto clemente. Colta, forte, determinata e piena di voglia di vivere, Simona Petaccia riesce a essere un simbolo anche oltre la sua esistenza terrena.

Foto funerale Simona Petaccia-2

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

ChietiToday è in caricamento