Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Cattedrale gremita per l'addio al padre del comandante generale della Finanza

Sono arrivati da tutta Italia per dare l'ultimo saluto a Fulvio Toschi, già Ufficiale Generale della Guardia di Finanza, padre del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d'Armata Giorgio Toschi, scomparso nella notte di Ferragosto a 92 anni

A Chieti sono arrivati da tutta Italia per dare l'ultimo saluto a Fulvio Toschi, già Ufficiale Generale della Guardia di Finanza, padre del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giorgio Toschi, scomparso in una clinica romana nella notte di Ferragosto a 92 anni. Autorità civili, militari, religiose e poi tantissimi uomini e donne delle sue Fiamme Gialle, di ogni grado, gli hanno dedicato l'ultimo saluto nella sua amata Chieti, città in cui aveva frequentato le scuole medie e superiori e in cui ha incontrato l'amata moglie Nella, che gli ha dato quattro figli. 

Nato a Mira (Venezia) il 10 agosto 1924, Fulvio Toschi era legatissimo a Chieti, dove era arrivato ragazzino per il lavoro del padre, anche lui finanziere, che gli aveva trasmesso l'amor di patria, il senso del dovere e dell'etica. Da figlio, fratello, padre e nonno di finanziere - anche il nipote Michele ha intrapreso le orme di famiglia - Fulvio Toschi ha girato l'Italia in lungo e in largo, da Udine a Napoli, dall'Aquila a Palermo, per servire il Paese. Dopo aver frequentato i corsi dell'accademia e della scuola di applicazione della Guardia di Finanza, la sua carriera ha conosciuto un'ascesa rapidissima, conoscendo anche missioni all'estero e sedendo in diversi organismi interstatali e interministeriali in rappresentanza della Guardia di finanza. 

Per molti anni accademici è stato docente di discipline giuridiche, economiche e professionali ai corsi di formazione e di qualificazione - a livello universitario e post-universitario - dell'Accademia del Corpo, della Scuota di Polizia Tributaria, della Scuola Superiore della Polizia di Stato ed ha curato la pubblicazione di testi originali, largamente diffusi anche oltre l'ambito didattico.
Per benemerenze di servizio gli sono stati concessi numerosi encomi solenni e speciali attestazioni di merito da parte dì Autorità nazionali e straniere. E' Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito dalla Repubblica Italiana, Grande Ufficiale dall'Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme, Commendatore al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine di Malta e dell'Ordine Equestre di S. Silvestro Papa. E' decorato di medaglia per la campagna della guerra di liberazione 1943/1945, di Medaglia Mauriziana, di Medaglia d'Oro al merito di lungo comando, di Croce d'Oro con stelletta per anzianità di servizio e dei distintivi di merito per il “Titolo Scuola di Polizia Tributaria” e per la frequenza del Casd.

Ma oltre agli innumerevoli successi professionali, la priorità di Fulvio Toschi è sempre stata la famiglia. Padre di quattro figli e nonno di cinque nipoti, tutti maschi, ha lasciato nei familiari insegnamenti preziosi e forti. Ne ha dipinto un ritratto privato assai eloquente  in rappresentanza dei familiari il figlio Giorgio che per un attimo, sul pulpito della cattedrale di Chieti, pur vestito con la divisa da comandante generale della finanza, si è riscoperto figlio orgoglioso e ha celato a fatica la commozione parlando del padre

Ha ricordato che il legame con l'Abruzzo era fortissimo, tanto che ogni anno, in occasione del suo compleanno, il 10 agosto, amava tornare a Chieti per festeggiare nella casa dei suoi genitori. "Amava Chieti - ha raccontato - conosceva ogni angolo della città, si ricordava e parlava spesso di tutti i suoi docenti, dei suoi compagni di classe, di tanta gente che aveva, per motivi diversi, conosciuto durante gli anni della sua permanenza teatina".

Nelle Fiamme Gialle ha prestato servizio per 42 anni, ispirandosi a valori saldi trasmessi anche ai suoi figli: "L'amor di Patria, l'Onore militare, il senso del dovere e della disciplina. Affermava continuamente la necessità, sempre più avvertita, di un più diffuso senso dell'etica".

E ancora, prosegue il ritratto del figlio: "Amava raccontare i fatti da lui vissuti con estrema lucidità e puntualità, facendo riferimenti talmente precisi, e con dovizie di particolari, tanto da lasciare intendere - all'interlocutore e/o alle piccole folle che intratteneva - con quanta intensità aveva vissuto quei momenti di vita operativa, riferendo i fatti ed arricchendoli sempre di aneddoti, racconti ed episodi riguardanti la persona o i luoghi narrati: era davvero un brillante oratore, oltre che essere di "facile penna", tant'è che la sua iniziale attività fu di giornalista".

Solitamente leggeva ogni giorno sette giornali, ma ultimamente con l'età aveva perso questa abitudine. Solo una lettura non aveva abbandonato: quella della rivista "Il Finanziere", "fintanto che non gli venisse recapitato il numero nuovo: attraverso di esso si informava, seguiva l'evoluzione del Corpo e si compiaceva dei risultati che i Reparti avevano conseguito. L'ultimo numero - prosegue il racconto - quello con la copertina che mi ritrae mentre pronuncio il discorso di insediamento, era però il suo preferito: fino all'ultimo, lo ha sfogliato, guardato, ammirato".

Ed è con un aneddoto privato che Foschi riesce a malapena a trattenere le lacrime: "Quando, alla fine di aprile, gli comunicai che ero stato nominato Comandante Generale, mi rivolse uno sguardo compiaciuto, prese la mia mano, la strinse, la baciò e mi sussurrò: "mi raccomando, ora ricordati di sostituire le spalline e di mettere in ordine l'uniforme". Questo è stato l'ultimo "discorso" che ho intrattenuto con mio padre, un testamento morale con cui ha inteso dirmi: con il cambio delle spalline, ti è aumentato, figlio mio, il peso delle responsabilità cui sei stato chiamato e mantenendo in ordine l'uniforme che indossi, guida il Corpo con animo sereno e deciso, in armonia, con compostezza, equilibrio e rispetto delle regole".

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