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"Fausto era sceso per strada, aveva portato il suo contributo di musica, voglia e speranza: non tradiamolo"

Folla al funerale di Di Marco, ucciso sabato notte in via Pescara. A salutarlo l'intera città, tra la musica della banda di Chieti e del violino di un amico

Si è fermata l’intera città, oggi pomeriggio (mercoledì 12 ottobre), per dare l’ultimo saluto a Fausto Di Marco. Ben prima delle 15.15, ora fissata per il funerale nella cripta della cattedrale di San Giustino, la piazza ha cominciato a riempirsi, nonostante le auto parcheggiate come sempre nelle strisce blu davanti alla chiesa. 

Nessun lutto cittadino, per il 39enne ucciso sabato notte in via Pescara, ma Chieti si è vestita a lutto lo stesso. A salutare Fausto, per un giorno figlio, fratello, amico di ciascuno, c’erano davvero tutti. Gli amici di una vita, con indosso una t-shirt bianca che riportava il suo volto e la scritta a caratteri cubitali “Fausto vive”; i suonatori di Chieti e non solo, che hanno condiviso con lui la passione per la musica e qualche gioiosa jam session improvvisata; i vicini di casa del quartiere Filippone; i familiari e, in prima fila, la mamma Fiorinda e il fratello Pio, stretti dall’abbraccio di un’intera comunità, vessati da un dolore insostenibile ma composto. 

Il feretro arriva alle 15.30 tra gli applausi. Ad accoglierlo, in una piazza San Giustino pienissima, c’è la banda Città di Chieti, che spontaneamente ha scelto di salutare in musica, con una marcia funebre, il giovane scomparso. Ci sono anche due striscioni, affissi accanto alla gradinata della cripta: uno, con il volto di Fausto, l’altro, firmato dagli 89 Mai Domi, che recita “Ciao brigante dal cuore neroverde”, in riferimento alla passione di Fausto per il Chieti calcio.

Video: La banda di Chieti suona all'arrivo del feretro

Don Nerio Di Sipio, parrocco di San Giustino, e don Carlo Angelini, parroco di San Camillo de Lellis (Filippone), celebrano insieme una messa sobria e toccante, dove c’è spazio solo per il ricordo di Fausto, il suo amore per la vita, la famiglia, gli amici e la musica. Nella cripta, alcuni interpreti Lis traducono la celebrazione per i non udenti. 

“La vostra presenza - dice don Nerio durante l’omelia - sta a significare conoscenza, stima, amicizia, dolore. Ma la vita non si spezza con la morte”. Nessun riferimento alla tragica fine dell’uomo, né al giovane finito in manette con l’accusa di averlo ucciso. Poi, il suono del violino di un amico saluta Fausto con una delle sue canzoni preferite, Brigante se more, “un inno alla nostra bandiera, all’onestà assoluta, all’amore fraterno”, spiega il violinista che non riesce a trattenere la commozione. “Con questa strofa iniziavano i nostri incontri”, ricorda. 

La messa si chiude, per volere del fratello Pio, con una toccante poesia composta da Fausto Di Marco pochi giorni prima di morire, letta dal pulpito dalla voce di don Carlo: “Paura di ciò che nasce/Pur se ricco di potenzialità che colpisce/Paura di non esser forte/Consapevole di incontrar la morte/Paura di un incendio dannato/Ma non del fuoco che lo ha generato/Paura dell'acqua e della sua altezza/Tuttavia cullato dalla sua placida fierezza/Paura d'esser buttato giù dal vento/Poiché d'ambir ad un animo leggero sento/Paura della terra mai sommessa/Che il mio sangue chiama a lavorar con essa/Paura degli umani uguali/O di non essere considerati tali/Paura di passar per fessi/E continuare a donar se stessi/Paura di perderti/Oppure di incontrarti/Paura di doverti solo guardare/Senza poterti amare/Paura che la mia anima non si conservi pura/E regalarti ancor un sentimento che non sia Paura…”. 

Parole toccanti, che lette oggi suonano come un presagio. Poi, però, arriva il monito del parroco di Filippone: “Riempiamo l’aria di tante chiacchiere, ma non ne sappiamo molto. Noi sappiamo però che Dio abbraccia Fausto, abbraccia la mamma e Pio, piangendo lui stesso”. “Che cosa ci lascia?”, si chiede don Carlo dal pulpito. “Siamo tutti responsabili di raccogliere il messaggio e l’insegnamento di Fausto. Lui lascia la sua voglia di vivere, la sua ribellione alla morte: dobbiamo cogliere questo messaggio, non dobbiamo far cadere nel vuoto il bene che ha cercato di fare”. Difficile trovare un senso di fronte un episodio così tragico, ma il parroco diffonde un messaggio di azione e consolazione per l’intera città: “Solo il bene comune ci salva: dobbiamo rendere più buona questa città, meno disumana. Fausto era sceso per strada, aveva portato il suo contributo di musica, voglia e speranza: non tradiamolo”

La celebrazione è finita, il feretro ricoperto di fiori chiari viene portato in una piazza San Giustino assolata. Un altro applauso fortissimo e prolungato tra i singhiozzi, ancora la musica della banda di Chieti per cercare di lenire il dolore. Ora arriva il momento della chiarezza e della giustizia.

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