Cronaca Chieti Scalo

Scaricava le acque di lavorazione nel fiume Pescara, frantoio sequestrato

Usando le sostanze traccianti, i militari hanno potuto accertare l’esistenza di una condotta sotterranea, utilizzando la quale i gestori dell’impianto riuscivano a smaltire illecitamente i rifiuti liquidi provenienti dalla molitura delle olive. Il titolare dell’opificio è stato denunciato

Sequestrato un frantoio oleario di Chieti Scalo che, invece di scaricare correttamente le acque residue della lavorazione delle olive, le faceva finire direttamente nel fiume Pescara tramite un fosso. L'operazione è stata effettuata ieri (giovedì 3 dicembre) dagli uomini della Capitaneria di Porto-Guardia Costiera di Pescara. 

Usando le sostanze traccianti, i militari hanno potuto accertare l’esistenza di una condotta sotterranea, utilizzando la quale i gestori dell’impianto riuscivano a smaltire illecitamente i rifiuti liquidi provenienti dalla molitura delle olive. L’operazione, portata a compimento nell’ambito dell’attività di tutela ambientale, ha permesso di denunciare il titolare dell’opificio.

La notevole intensificazione dei controlli sull’intera asta del fiume Aterno-Pescara eseguita, oltre che nell’ambito della Convenzione stipulata con il Comune di Pescara e l’Arta Abruzzo, anche autonomamente ed in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, ha inoltre già permesso di passare al setaccio decine di chilometri di argini fluviali nelle province di Pescara e Chieti, nonché numerose attività industriali e commerciali; tutti investigati per risalire alle cause del forte inquinamento riscontrato nelle acque. Nell’ambito di tali verifiche sono state numerose le violazioni accertate, come l'insufficiente funzionamento del depuratore di Chieti Scalo, per il quale sono stati rilevati superamenti dei previsti parametri nelle acque di scarico. Numerosi anche gli abbandoni di rifiuti, pure pericolosi, segnalati alle autorità competenti alla bonifica.

Decine parimenti i campionamenti eseguiti sulle acque stesse del fiume e sugli scarichi/fossi ad esso convogliati, nonché sui terreni limitrofi per accertare il possibile rilascio di sostanze contaminanti. Partendo dall’elenco delle autorizzazioni allo scarico rilasciate dai competenti uffici delle Province di Pescara e Chieti, non senza le ovvie difficoltà, in parte dovute all’impervietà dei luoghi, si sta insomma procedendo a passare, palmo a palmo, l’intero alveo fluviale per verificare quali siano i motivi dell’esistente forte degrado ambientale.

Gli accertamenti continueranno nei prossimi mesi attraverso la verifica i di quanto in parte già assodato a mezzo delle informazioni in vario modo acquisite. E’ infatti stato elaborato un complesso stralcio planimetrico sul quale sono state riportate tutte le anomalie di cui si è già a conoscenza, in parte documentate anche attraverso l’impiego dei mezzi aerei del Corpo di stanza a Pescara stesso (aereo ATR 42 ed elicottero Aw139), entrambi dotati di sofisticatissime attrezzature di scoperta e ricerca delle fonti di inquinamento.

I militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera attraverso questo impegno sono più che mai determinati a contribuire a migliorare la qualità delle acque di balneazione delle coste Abruzzesi, non mancando al contempo di cambiare in meglio la qualità dei sedimenti dragati dai fondali del Porto canale di Pescara, il cui smaltimento comporta elevatissimi oneri proprio per la presenza di numerose sostanze inquinanti.

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