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"Gli enti sapevano che il depuratore di Chieti non funzionava, ma non hanno fatto niente"

Il Forum dei Movimenti dell'acqua accusa e chiede conto a dirigenti e istituzioni: dal 2010 le relazioni dell'Arta segnalavano i problemi dell'impianto e i valori irregolari

Dopo gli arresti della scorsa settimana per il malfunzionamento del depuratore di Chieti, che ha portato all'arresto di quattro persone, il Forum abruzzese dei Movimenti dell'acqua denuncia "il malfunzionamento del depuratore di Chieti era noto da anni agli enti pubblici deputati al controllo, ma nessuno ha fatto nulla per fermare l'inquinamento".

Parole forti, sorrette dalla lettura dell'ordinanza della magistratura, che cita anche le relazioni dell'Arta: "Documenti durissimi a partire dal 2010 - dice il Forum - reiterati nel 2013, 2014 e 2015".

L'impianto di Chieti era autorizzato con un Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nel 2009 dalla Regione Abruzzo a trattare, oltre ai reflui civili di Chieti, 220mila metri cubi all'anno di rifiuti liquidi, di cui 171.116 di percolato di discariche, "il cui trattamento - dice il Forum - a fini di profitto senza regole, ha segnato il tracollo della struttura che era palesemente inadeguata strutturalmente. Tra l'altro dalla lettura dell'Ordinanza della magistratura si comprende che proprio gli affari sui rifiuti provenienti anche da fuori regione era un fattore di pressione esiziale. Da un lato, per ragioni economiche, non faceva fermare l'impianto per verifiche e manutenzioni e dall'altro appesantiva una struttura già di per sé inadeguata. A tal proposito è significativo il passaggio dell'ordinanza in cui gli indagati evidenziano che nessun altro impianto oltre al loro era disponibile ad accogliere liquidi con così alti valori di arsenico".

LE RELAZIONI. Nel 2010 l'Arta segnala che il Consorzio miscelava i rifiuti ed esprimeva le sue perplessità sulla fattibilità dell'operazione in base alle norme esistenti. Sempre nel 2010 l'Agenzia evidenziava che la sezione "trattamento terziario" era fuori uso (e tale rimarrà negli anni seguenti), nonostante fosse un elemento importante per l'abbattimento della carica batterica (tra cui il famigerato parametro  Escherichia coli, indicatore di contaminazione fecale più volte era fuori controllo negli scarichi nel fiume Pescara del depuratore in questione.

Negli anni successivi l'Arta, nei suoi sopralluoghi segnala ulteriori problemi. Ad esempio che vi erano intere sezioni impiantistiche fuori servizio per lunghi periodi. Oppure che vi erano carenze gestionali. Nel 2014 l'Arta su 24 campionamenti segnala ben 13 controlli allo scarico con valori non regolari. Sempre l'Arta evidenzia per ben 5 volte, la prima il 6 agosto 2013, poi anche nel 2014 e 2015, nell'impianto i rifiuti venivano trattati in modo difforme da quanto autorizzato. Ad esempio il 6 agosto l'Arta scriveva "...la sezione deputata al trattamento dei rifiuti liquidi non funziona...percolato di discarica CER190703 avviato alla successiva fase biologica senza aver subito il previsto e prescritto trattamento chimico fisico... ". L'8 agosto 2013 l'ARTA rincara la dose " L'ispezione ha rilevato numerose carenze gestionali e non conformità ". Addirittura: "... è stato rilevato che il trattamento dei rifiuti non veniva effettuato secondo quanto disposto dall'autorizzazione"!

  Il 4 marzo 2014 l'Arta metteva nero su bianco una frase inequivocabile: "Si sottolinea la gravità di quanto rappresentato poiché le violazioni riscontrate afferiscono ad una gestione dei rifiuti non conforme al disposto autorizzativo né a norme di buona tecnica...". In una nota successiva del 4 aprile 2014 l'Arta evidenziava che l'azienda, nonostante i rilievi reiterati negli anni, non si era messa in regola.   

"Sarebbe bastato un intervento tempestivo degli enti competenti - deuncia il Forum - per far finire questo scandalo A questo punto, considerato anche il ripetersi di situazioni di criticità in tutto Abruzzo e in particolare in val Pescara, crediamo che servano delle risposte puntuali alle seguenti domande che rivolgiamo ai vari dirigenti dei settori a vario titolo coinvolti: a quelli attuali, tenendo conto che negli anni possono esserci state variazioni nelle responsabilità". 

Il Forum si rivolge a Franco Gerardini, dirigente del Servizio Rifiuti della Regione, chiedendo conto dei ritardi nella sospensione dell'autorizzazione e sulla scarsa trasparenza nella pubblicazione dei risultati dei controlli, obbligatoria per legge. A Giuseppe Torzi, del dipartimento di prevenzione della Asl, chiede quali azioni di controlli siano state portate avanti dopo le segnalazioni dei cattivi odori. Interogano poi lo stesso Torzi e all'omologo pescarese Antonio Caponetti sulla sorveglianza attivata sulla filiera di produzione agricola e di pesca sulla popolazione, considerati i molti problemi emersi da varie ricerche, sui pesci di mare e di acqua dolce. 

A Domenico Longhi, dirigente del settore Via della Regione, chiedono dove siano pubblicati gli esiti dei monitoraggi ambientali degli impianti e dei controlli sulla conformità ai progetti. Al direttore dell'Arta Mario Amicone e al dirigente del servizio gestione e qualità delle acque della Regione Giancarlo Misantoni, chiedono conto del fatto che nell'ordinanza si evidenti che gli indagati erano a conoscenza dei controlli dell'Arta. 

"Ovviamente - concludono gli esponenti del Forum - chiediamo agli assessori regionali alla Sanità e all'Ambiente nonché ai rispettivi Direttori generali e all'Organismo Indipendente di Valutazione della Regione e delle due Asl, una valutazione sull'operato di funzionari e dirigenti anche per eventuali provvedimenti in caso di inerzia e inadempienza".

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