Venerdì, 29 Ottobre 2021
Cronaca Francavilla al Mare

Finge un rapimento per punire il fidanzato geloso: denunciata

Una giovane bulgara residente a Manfredonia ha trascorso alcuni giorni a San Severo e a Francavilla al Mare raccontando di essere stata portata via con la forza. Alla polizia di Chieti che l'ha intercettata ha confermato la falsa versione

Voleva dare una lezione al fidanzato geloso, ma il piano contorto di una giovane donna bulgara residente a Manfredonia (Foggia) è finito cinque giorni dopo con una segnalazione all’autorità giudiziaria per procurato allarme e simulazione di reato.

La 29enne, incinta di tre mesi, in realtà aveva trascorso alcuni giorni a San Severo (Foggia) da amici e poi si era spostata a Francavilla al Mare: è stato proprio qui che l’ha individuata la polizia di Chieti.

Nella mattinata di lunedì 4 febbraio la giovane esce di casa al mattino e fino alle 17 si sente per telefono con il compagno. Nel tardo pomeriggio, sempre tramite cellulare, lancia l’allarme: piangendo chiama il fidanzato raccontando di essere stata presa con la forza da un italiano e da una rom. Non riesce a spiegare dove l’abbiano portata, ma dice di essere in una masseria da cui si sente la risacca del mare. Dopo la richiesta d’aiuto, il telefonino viene spento.

Il giovane di Manfredonia avvisa la polizia del posto e gli agenti attivano immediatamente le ricerche: fra amici e conoscenti, nei luoghi solitamente frequentati dalla presunta rapita, nelle località della cosa. La paura è tanta, ma gli investigatori riescono ad individuare la cella telefonica a cui si aggancia il telefonino: è a San Severo, certamente non vicino al mare come raccontato dalla giovane. In più, nei giorni successivi, la sim risulta trovarsi in un paese del subappenino dauno.

La prima svolta arriva giovedì scorso (7 febbraio) quando il fratello della ragazza chiama il cognato dalla Bulgaria: dice di aver sentito la sorella, che sta bene, ma si trova in Grecia. In effetti la telefonata c’è stata ed è durata anche qualche minuto, ma è partita da Francavilla al Mare, nelle vicinanze della stazione.

Nel frattempo la donna chiama il fidanzato per rassicurarlo: racconta di essere stata liberata dai rapitori a Pescara e di aver preso da lì un treno per la località vicina. A quel punto spetta agli agenti teatini individuarla e chiedere delucidazioni sulla vicenda: la bulgara non smentisce quanto raccontato al fidanzato, anzi offre particolari precisi, dal tipo di macchina dei malviventi che l’hanno portata via, un italiano e una sua connazionale, ad una minuziosa descrizione delle fattezze dei due, fino ai presunti giorni di prigionia, scanditi da maltrattamenti.

Una versione ben congegnata, ma caratterizzata da omissioni e incongruenze. I poliziotti di Manfredonia ascoltano ancora la bulgara alla presenza di un interprete: il racconto è lo stesso, ma i dubbi non si sciolgono. Alla fine, alla giovane in fuga non rimane che raccontare la verità: una storia d’amore segnata da una gelosia ossessiva l’ha spinta ad inventare un rapimento per trascorrere qualche giorno con amici a San Severo.

Ma il piano non è riuscito: la ragazza è stata denunciata per simulazione di reato e procurato allarme. Ed è facile supporre che la gelosia del fidanzato ingannato non sia diminuita.

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