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Cronaca

Il nuovo questore Filippo Barboso si presenta alla città

L'incarico teatino del questore siciliano parte con tre obiettivi: rafforzare il controllo del territorio, inserire un'agente donna nella sezione reati contro la persona e lavorare per una più idonea sede della questura

È arrivato ieri (giovedì 2 maggio) a Chieti e si è presentato stamani alla stampa il nuovo questore Filippo Barboso. Classe 1951, originario di Catania, sposato con due figli grandi, si è formato professionalmente prima nella sua città e poi in tutta la Sicilia, prima come capo di gabinetto della questura catanese, poi come questore di Ragusa e infine come dirigente della Polizia di frontiera a Palermo.

Dal capoluogo siciliano è arrivato a Chieti per succedere a Orazio D’Anna, anche lui originario della provincia di Catania, a capo della questura teatina da giugno 2011.

Pur non avendo mai messo piede prima in Abruzzo, il questore Barboso sembra avere le idee chiare. Fra le sue priorità garantire una maggiore presenza degli agenti sul territorio e sollecitare una collaborazione fra cittadini e forze dell’ordine. “Non esistono isole felici – ha detto – perché chi vuole delinquere cerca i territori facili. Ci si deve attrezzare soprattutto con le misure di sicurezza passive, da cui non si può prescindere in nessuna parte d’Italia”.

“Cercherò di favorire una sinergia fra le varie forze dell’ordine – ha proseguito –per ottimizzare le poche risorse, evitare duplicazioni inutili e garantire la sicurezza dei cittadini”. Il suo primo atto sarà inserire un’agente donna nella sezioni reati contro la persona. “Una presenza femminile – ha spiegato – può favorire l’apertura di una vittima di stalking o violenza domestica. Siamo a disposizione delle vittime, ma queste devono darci tutte le informazioni per lavorare al meglio”.

Dopodiché il questore Filippo Barboso si dedicherà, come i suoi predecessori più recenti, a trovare una sede più idonea per la questura, piena di barriere archiettoniche. “Uno dei primi impegni che ho assunto con i sindacati”, ha assicurato, “è trovare una soluzione migliorativa rispetto a quella attuale”.

Intanto Orazio D’Anna, che da Chieti ha preso le redini della questura di Ferrara, ha già espresso l’intenzione di incontrare la famiglia di Federico Aldrovandi, il giovane ferrarese morto nel 2005 dopo essere stato fermato da una pattuglia per un controllo. A giugno scorso la Corte di cassazione ha condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo i quattro poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. 

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