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Premeditato il folle piano di Fausto Filippone

Spunta una telefonata che lascia poco spazio al dubbio. L'uomo, probabilmente, aveva pianificato tutto

Il tremendo piano di Fausto Filippone con molta probabilità è stato premeditato. Le indagini portano in questa direzione.

Spunta una telefonata che lascia poco spazio al dubbio. Fausto Filippone, venerdì 18 maggio, due giorni prima della tragedia, chiama uno degli inquilini dell’abitazione in piazza Roccaraso a Chieti Scalo. E’ affittata a degli studenti.

La richiesta con il senno del poi è inquietante, l’uomo chiede che gli sia lasciata aperta la porta della camera (solitamente chiusa dallo studente quando è fuori) che dà l’accesso al balcone. Da quel balcone sarà spinta Marina Angrilli, intorno a mezzogiorno di domenica 20 maggio.

E’ il primo terribile atto di una tragedia che si consumerà nell’arco di otto ore.

Secondo alcune testimonianze, quando arriva l’ambulanza, seguita poco dopo da una volante della polizia, Fausto Filippone è presente in piazza Roccaraso, non segue i mezzi fino all’ospedale (userà la scusa di andare a prendere i documenti della moglie per poi tornare all’ospedale SS Annunziata di Chieti, ma, in realtà si dilegua. Secondo il rapporto ufficiale della polizia non c’è stato nessun incontro tra Filippone e gli agenti) ma va a prendere intorno alle 12.30, a Pescara, la figlia Ludovica dagli zii materni e si dirige con la piccola sul viadotto della A14 al chilometro 389.

Intorno alle ore 13 arrivano le prime segnalazioni alle forze dell’ordine da parte degli automobilisti: c’è un uomo che cammina mano nella mano con una bambina lungo il viadotto. Quando una pattuglia della stradale arriva sul posto, Fausto Filippone alza la figlia per i fianchi e la lancia nel vuoto, subito dopo scavalca in un punto senza rete di contenzione e si sistema sulla suoletta esterna di cemento. Sette ore in bilico, a nulla servono le trattative con mediatori professionisti. Si lancia nel vuoto intorno alle ore 20.

Ci sono altri elementi, oltre alla telefonata all’inquilino della casa di piazza Roccaraso, che fanno pensare ad una lucida premeditazione. I parenti di Marina Angrilli e Fausto Filippone non sapevano che i due fossero nell’appartamento di Chieti Scalo, quest’ultimo aveva detto di uscire per acquistare una lavatrice. Inoltre il manager della Brioni aveva fatto richiesta per ottenere il porto d’armi ad uso sportivo, la prova pratica era fissata proprio per domenica 20 maggio, ma l’uomo ha chiamato per disdire proprio quella domenica. Il 15 maggio l'uomo era stato giudicato idoneo per ottenere il porto d’armi per uso sportivo e senza disturbi da uno psichiatra del centro di igiene mentale di Chieti. Forse all’inizio Filippone voleva portare a termine il suo piano con una pistola.

Si attendono ora risultati degli esami tossicologici sui campioni prelevati sui tre corpi durante l’autopsia e l'analisi di telefoni e dispositivi multimediali della famiglia.

La dinamica dei fatti è ormai certa, quello che resta incomprensibile è il movente.

La mobile di Chieti, diretta da Miriam D'Anastasio, continua ad indagare.

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