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un presidio davanti alle case di riposo

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Ex Ipab, de Thomasis: "Spese pazze? Non sono le nostre"

La presidente del cda replica a Febbo: "Abbiamo cercato di bloccare i pignoramenti, la maggior parte dei quali è stata richiesta dai legali per il pagamento della propria parcella"

“Sono pazze le spese che bloccano i pignoramenti? No, se i pignoramenti bloccano le casse degli Istituti e ne aggravano la situazione finanziaria”. A dirlo è Sandra de Thomasis, presidente del cda dell’Asp (ex Ipab) di Chieti che replica al presidente della Commissione di Vigilanza  Mauro Febbo.

“I dipendenti e i fornitori – spiega - sanno bene che le procedure di pignoramento (effettuate per l’importo del debito + il 50% del debito stesso) hanno esasperato la situazione finanziaria e hanno contribuito al mancato pagamento degli stipendi. Quello che i dipendenti e i fornitori e probabilmente il presidente della Commissione Vigilanza e Controllo ignorano è che la maggior parte dei pignoramenti è stata richiesta dai legali per il pagamento della propria parcella. 

La nostra scelta è stata quella di bloccare questa situazione che, voglio sottolinearlo con forza, è partita anni prima del nostro insediamento, e il legale che ci rappresenta in questa azione, sottolineo con forza anche questo aspetto, ha presentato un preventivo al minimo tariffario”.

De Thomasis ricorda dunque la situazione dei contenziosi che l’Ente ha avuto, soprattutto nel periodo 2012-2014, con i dipendenti: fra importo del contenzioso, spese di giudizio e spese legali dell’Ente si superano i 600 mila euro. “Quello che ci siamo chiesti mettendo in fila tutte le cause è: come mai, dopo le prime cause perse, nessuno ha dato avvio a transazioni? Possibile che questo dato sia sfuggito al Presidente della Commissione di Vigilanza?” si chiede la presidente del Cda dell’ex Ipab.

“Quanto alla revoca – aggiunge - basta leggere la sentenza del giudice per capire il perché della nostra scelta. La procedura d’urgenza richiesta dal legale dell’Ente non era quella idonea per la causa in giudizio e quindi siamo punto e a capo. Va da sè che la nostra è stata una scelta logica. Anche questa a tutela degli interessi degli Istituti Riuniti San Giovanni Battista. Spese pazze? Ne abbiamo trovate. Ma queste saranno oggetto di una imminente conferenza stampa”.   

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