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"Giù le mani dall'ex Enal": CasaPound Chieti difende il palazzo

Lo striscione affisso dai militanti di Casapound di fronte all'edificio di piazza Trento e Trieste

Anche Casapound si oppone con fermezza alla vendita del palazzo ex Enal, in piazza Trento e Trieste,  come espresso nella delibera firmata dal presidente della Regione D'Alfonso.

Nella notte è comparso uno striscione davanti al palazzo in cui i militanti ribadiscono la netta contrarietà. "Riteniamo improponibile qualsiasi forma e intenzione di dismissione dell'importante edificio ex Enal - spiega Francesco Lapenna, responsabile di CasaPound Chieti - L' opera fu inaugurata il 24 ottobre 1934 ed è una dimostrazione storica esemplare di come in quegli anni l’architettura fosse intesa come celebrazione del governo politico

In origine nata come Casa del Dopolavoro - continua Lapenna -, era intitolata al fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, fervido sostenitore dell’organizzazione che si prefiggeva di sviluppare le capacità morali, fisiche e intellettuali del lavoratore. L’edificio consta di tre piani fuori terra, sormontati da un ampio terrazzo progettato per spettacoli all'aperto nella stagione estiva ai quali potevano assistere 800 persone. Il pianterreno era adibito a cinema-teatro con una capienza complessiva di 400 posti a sedere, mentre al primo piano erano ubicate sale da gioco, la sala di scherma e la grande palestra coperta utilizzata fino al 1995: l'accesso avveniva da piazza Trento e Trieste, con una grandiosa scalea in marmo che poi continua in due rampe laterali che danno accesso alle scale elicoidali, sviluppate attorno a due colossali piloni, al tempo raffiguranti due enormi fasci littori".

"Riteniamo che la storia, la cultura, la tradizione, l'amore e la memoria di questa città non possano essere venduti all'asta al miglior offerente. Chieti merita rispetto, stima, attenzione. Seguiremo con attenzione la vicenda - conclude Lapenna - e difenderemo con decisione e coerenza le nostre ragioni in tutte le sedi opportune".

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