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Nessun atto illegittimo nelle nomine al Consorzio di bonifica: l'esposto era già stato archiviato dalla procura

La commissaria Di Pierdomenico smentisce le accuse mosse dal sindacalista D'Anastasio e puntualizza che i magistrati avevano già riscontrato che non c'era stato alcun illecito

Respinge al mittente, documenti alla mano, le accuse mosse nell'esposto presentato dal segretario generale della Uil Chieti-Pescara Moreno D'Anastasio, la commissaria regionale Luciana Di Pierdomenico.

Seppure a distanza di qualche mese, l'avvocato replica punto per punto all'esposto sottoposto al vaglio della procura di Chieti dal sindacalista, a cominciare dalla questione temporale: "La segnalazione alla magistratura - precisa - risale al 2018, ma, dopo gli opportuni accertamenti dell'autorità giudiziaria, è stata oggetto di archiviazione su richiesta del Pubblico ministero il 3 gennaio 2019 e conseguente decreto del 13 giugno 2019, non essendo stata ravvisata l'adozione di provvedimenti illeciti, né tantomeno la violazione di legge o regolamenti". 

Le indagini, dunque, avevano già appurato che l'incarico del direttore generale Stefano Tenaglia, contestato dal sindacalista, fosse regolare, perché questi al momento della nomina era in possesso di tutti i requisiti per poter guidare l'ente a cui sono consorziati 78 Comuni di tre province abruzzesi. "La tesi di illegittimità della promozione del direttore Tenaglia - incalza Di Pierdomenico - è falsa ed è stata smentita dagli atti e dai documenti probatori, che hanno attestato la totale legalità della procedura seguita". L'esposto, infatti, è stato archiviato senza alcuna conseguenza. 

Così come la magistratura aveva constatato che il Rup è in possesso di una laurea in Scienze Geologiche, conseguita nel 2005. "Ma è una sciocchezza - aggiunge Di Pierdomenico - accusare di aver nominato un Rup in assenza di laurea, perché per rivestire questo incarico non è necessario tale titolo, comunque in possesso del dipendente nominato, ma sono richiesti specifici requisiti stabiliti dalla legge”.

Infine, sull'ultimo punto sollevato dal sindacalista, il mancato recupero del credito maturato nei confronti del padre dell'attuale direttore generale, risultato soccombente in una causa promossa contro il Consorzio, la Commissaria regionale si difende spiegando di aver agito da tempo per il bene del Consorzio: "La procedura esecutiva per riscuotere le spese legali - spiega - era già stata avviata, nell'aprile del 2018, con apposito atto, che D'Anastasio evidentemente ignorava". 

Ora, il botta e risposta fra i due diventa una questione legale, visto che la Commissaria Di Pierdomenico promette battaglia per difendersi dalle accuse che definisce "ridicole, false e calunniose", accusando il sindacalista di averlo fatto per "una questione privata e non di tipo sindacale". 

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