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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Ecomafie, in Abruzzo 822 reati accertati nel 2012

Nel rapporto annuale di Legambiente sull'llegalità ambientale la regione si colloca al 14esimo posto con il 2,4% sul totale dei reati in Italia

La regione Abruzzo si trova al 14esimo posto nella classifica dell’illegalità ambientale in Italia fotografata da Ecomafia 2013, il rapporto annuale di Legambiente.

Secondo i dati, che fanno riferimento al 2012, in questa regione sono stati accertati 822 reati ambientali, denunciate 741 persone e arrestate 4,  effettuati 158 sequestri. Le ecomafie in Abruzzo rappresentano il 2,4% del totale italiano.

Gli illeciti ambientali in Abruzzo sono comunque diminuiti in un anno: nel 2011 infatti i reati accertati erano 1.054, con una media di quasi 3 al giorno.

Quest'anno la maglia nera va alla Campania, con 4.222 reati, seguita da Sicilia e Calabria, invece agli ultimi due posti ci sono il Molise e la Valle d'Aosta.

"Quella delle Ecomafie – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi. Che significa continuare a costruire case abusive quasi allo stesso ritmo di sempre mentre il mercato immobiliare legale tracolla. Un’economia che si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l’evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti. Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota”.

Ma la criminalità ambientale, oltre a coltivare i soliti interessi, sa anche cogliere tutte le nuove opportunità offerte dall’economia: l’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle dogane segnala che i quantitativi di materiali sequestrati nei nostri porti nel corso del 2012 sono raddoppiati rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo, che invece finiscono in Corea del Sud , Cina e Hong Kong garantendo enormi guadagni ai trafficanti.

A completare il quadro, Ecomafia 2013 descrive l’attacco al made in Italy: nel 2012  sono state accertati lungo le filiere agroalimentari ben 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a oltre 78 milioni e 467.000 euro.

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