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Una complessa indagine della polizia di Chieti, iniziata nel 2019, ha permesso di smantellare quello che viene considerato dagli investigatori un vero e proprio gruppo criminale

Dieci persone indagate, quattordici chili di droga sequestrati e 59 capi di imputazione diversi. È il risultato di una complessa attività di indagine condotta dalla polizia di Chieti a partire dal 2019. 

Ora, a dieci persone è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini dal sostituto procuratore della procura di Chieti Giuseppe Falasca. Sono considerati responsabili, in concorso tra loro, dei reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, in particolare di marjiuana ma anche di cocaina.

L’indagine è stata compiuta anche a mezzo di attività tecnica che ha consentito di individuare, a Chieti, quello che dagli investigatori viene considerato un vero e proprio gruppo criminale, capeggiato da due fratelli di origine albanese, ufficialmente muratori di professione. 

Secondo l'indagine, i due avevano intessuto una fitta rete di contatti, sia con connazionali residenti nel Chietino che nelle province di Pescara e Teramo, ma anche con cittadini italiani residenti a Chieti. 

Sempre secondo quanto appurato durante le indagini, è emerso che oltre allo spaccio “al minuto”, soprattutto di cocaina, venivano ceduti consistenti quantitativi di marjuana che proveniva direttamente da coltivazioni effettuate in Albania dai parenti dei due fratelli. Le cessioni di stupefacenti avvenivano sia in territorio teatino che nell’area compresa tra i comuni di Francavilla al Mare e Montesilvano.  

Durante l’attività di indagine, sono stati sottoposti a sequestro, in tre distinte operazioni, circa 14 chili di marijuana e, in un’altra circostanza 30 grammi di cocaina, con l'arresto in flagranza di reato di un cittadino albanese.

Lo stupefacente sottoposto a sequestro è stato rinvenuto occultato in anfratti posti in aperta campagna in un comune adiacente a quello di Chieti. La droga è stata recuperata grazie allo stretto monitoraggio dei mezzi in uso agli indagati, a cui è stato così possibile attribuire il possesso. I loro spostamenti sono stati mappati, così da individuare i luoghi in cui lo stupefacente veniva occultato.

La procura di Chieti, grazie alla minuziosa ricostruzione dei fatti, ha contestato 59 distinti capi di imputazione agli indagati. 

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