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Il dragaggio del porto di Ortona rischia di inquinare l'area della Torre del Cerrano

Il Wwf ha presentato le proprie osservazioni al comitato di coordinamento regionale per la Valutazione di impatto ambientale

Il dragaggio del porto di Ortona rischia di creare non pochi problemi all’ambiente. I lavori di escavazione e approfondimento dei fondali, infatti, prevede lo scarico in mare di 342mila 694 metri cubi di fanghi di dragaggio nei pressi del Sic (Sito di importanza comunitaria) Torre del Cerrano, il cui perimetro coincide con quello dell’omonima Area marina protetta. 

Un fatto denunciato dal Wwf, che la scorsa settimana ha presentato le proprie osservazioni al comitato di coordinamento regionale per la Valutazione di impatto ambientale. 

Il Wwf contesta in particolare il fatto che non siano stati presentati, a corredo del progetto, studi sufficientemente approfonditi sulle possibili conseguenze di un tale sversamento, ad appena 6 chilometri dal confine dell’area protetta e soltanto a 2 chilometri e mezzo dal margine della zona contigua. Il Sic e la coincidente Amp sono stati creati a tutela di habitat e di specie di particolare rilievo ed è fondamentale valutare le possibili conseguenze di ogni intervento prima di attuarlo. Il progetto prevede l’installazione di stazioni di monitoraggio nella zona di dragaggio, ma non ne prevede neppure una in quella di sversamento.

L’associazione ambientalista solleva l’attenzione sul fatto che l’area è frequentata da specie importanti, come la tartaruga comune Caretta caretta e il delfino tursiope Tursiops truncatus. 

“Né può essere accettabile - continua il Wwf - giustificare la scelta con il fatto che nello stesso sito erano già stati sversati nel 2011 materiali dragati dal porto di Pescara. Le quantità interessate allora erano infatti enormemente inferiori (72.621 metri cubi a fronte degli attuali 342.694 metri cubi) e vennero prese migliori cautele con un apposito piano di monitoraggio. Da tener presente poi che da allora a oggi è stato istituito il Sic del Cerrano, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea n. 24 del 26/01/2013”.

“Il Wwf – sintetizza il delegato Abruzzo Luciano Di Tizio - chiede che gli studi scientifici a corredo del progetto e quindi il progetto stesso tengano conto delle criticità che abbiamo evidenziato valutando ogni possibile conseguenza ambientale prima di agire. Il mare è una risorsa troppo preziosa per poterlo impunemente maltrattare. Per questo ci tengo ad aggiungere che, al di là delle osservazioni che abbiamo presentato su questa specifica vicenda, sui porti è la scelta politica che in Abruzzo si persegue a essere profondamente sbagliata. Si punta a una proliferazione degli approdi, in particolare quelli turistici, nella illusoria speranza che un porticciolo possa fungere da volano per l’economia locale, con l’unico concreto risultato di dover disperdere i fondi in mille rivoli, insufficienti a risolvere i problemi. Servirebbero invece programmazione e indirizzi precisi, con indicazioni di priorità e di esigenze, senza dimenticare le ‘vocazioni’ dei territori. Unire le forze concentrando i finanziamenti su poche strutture di qualità, con benefici sia per l’ambiente che per l’economia: è questa la scelta vincente, ma si tratta purtroppo di una strategia che cozza con l’autolesionistico campanilismo che attanaglia l’Abruzzo e che politici miopi continuano pedissequamente a cavalcare alla ricerca di facili consensi, a dispetto degli interessi reali della regione”.

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