Cronaca Atessa

Intervista operaia Sevel su Panorama, la Fiom: "La fabbrica raccontata non è quella di Atessa"

Le donne metalmeccaniche della Fiom Cgil chiedono di incontrare la redazione del settimanale Panorama, che nell'intervista a un'operaia di Paglieta ha offerto un quadro diverso rispetto alle condizioni che la fabbrica di Atessa offre alle donne e alle madri che vi lavorano

Sono offese le metalmeccaniche della Fiom Cgil Chieti. Sono le colleghe della 29enne intervistata da "Panorama", ma nel quadro dell'azienda offerto dal settimanale non si ritrovano proprio.

La loro collega, Antonella, 29 anni di Paglieta, madre di due figli, lavora in Sevel da 6 anni. Operaia alla linea mai iscritta al sindacato perchè non ne sente il bisogno. "Se ho un problema vado dal capoofficina. Così lo risolviamo insieme" riporta Panorama.

"Della Fiat mi parlò la prima volta mia madre - si legge nell'estratto -  A lei piaceva tanto lavorare in fabbrica, perché veniva dalla miseria e dovette lavorare per forza. Scelse un mestiere da maschio e tutti la guardavano male. Poi toccò a me. Ci finii per gioco e per caso, ma il primo impatto fu bellissimo. Non potevo credere che a 10 chilometri da Paglieta, il mio paese vicino a Chieti, ci fosse quella realtà. La Fiat ha portato lavoro e ricchezza. Questo abruzzese è l’unico stabilimento che lavora a pieno ritmo, su tre turni e senza un’ora di cassa integrazione. Produciamo i furgoni Ducato (e anche i corrispettivi francesi per Citroën e Peugeot grazie a una joint-venture, ndr) in migliaia di versioni diverse e in 121 colori. I primi anni erano più spartani, oggi sono confortevoli come delle normali auto. Per me la linea non è così terribile. E anche se fosse un lavoro ripetitivo e alienante, il discorso è: ho bisogno di questo stipendio? Per questo non ho mai creduto e non mi sono mai iscritta al sindacato. Se ho un problema, vado dal capo, ci parlo, gli spiego, lui mi ascolta e, se possibile, insieme si risolve. A Paglieta, che fa 3 mila abitanti, ci sono ben 10 estetiste. Sapete perché? Perché a fine mese tutte noi ragazze andiamo a farci belle e perché ce lo possiamo permettere grazie al lavoro che abbiamo".

La giovane donna prende 1.480 euro di stipendio, 380 euro in più rispetto agli inizi in fabbrica.  "Qualche anno fa ero di sinistra - continua l'intervista - ma quelli del sindacato sono vecchi, non accettano di andare avanti. Se continuiamo così, non saremo mai competitivi e quelli della Polonia, della Turchia, della Serbia ci supereranno. La rendita culturale è finita, è ora di rimboccarsi le maniche e difenderlo questo lavoro. E per me il posto si difende solo lavorando bene".

Questa fortunata condizione descritta dalla giovane non appartiene a tutte le donne che lavorano in Sevel. Subito dopo l'intervista rilasciata dalla collega l'amarezza del coordinamento donne della Fiom Cgil è racchiusa in una nota: "Cara Antonella sei a conoscenza che le Donne spesso sono anche Mamme, Moglie, hanno sempre un problema in più, devono accudire i figli, i genitori anziani, devono pensare anche ai lavori di casa, a custodire e ad accudire la propria famiglia. Non so se lo sai, ma spesso e volentieri, questi bisogni non si incontrano mai in una fabbrica come la Sevel. Una fabbrica - continuano - non a misura di donna, che nega a tante Donne postazioni idonee, che nega a tante Madri la possibilità di fare il part time".

Le metalmeccaniche non si sono sentite affatto rappresentate da quanto riportato sulla stampa nazionale e temono che questo sia solo l'inizio di una campagna che offende le donne che lavorano ad Atessa.

 

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