Non ci fu diffamazione: archiviata la querela di Sevel contro il sindacalista Usb e il lavoratore che si urinò addosso

In primo e secondo grado l'azienda era stata condannata al risarcimento dell'operaio, per l'episodio avvenuto 3 anni e mezzo fa

Il tribunale di Lanciano

Non ci fu diffamazione nei confronti di Sevel nel rendere pubblico l'episodio del lavoratore dello stabilmento di Atessa che nel 2017, dopo il divieto di andare in bagno, si urinò addosso durante il turno di lavoro.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanciano, infatti, ha archiviato il procedmento penale nei confronti dell'uomo e del sindacalista Usb Fabio Cocco. 

Due anni e mezzo dopo quella vicenda, Sevel era stata condannata dal tribunale di Lanciano, con sentenza confermata dalla corte d'appello dell'Aquila nel giugno scorso, a risarcire l'operaio. 

Ma era rimasta in sospeso la querela per diffamazione aggravata a mezzo stampa che l'azienda aveva depositato in tribunale, dicendo che l'episodio, che aveva creato un grande scalpore in tutta Italia, non fosse mai avvenuto.

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"I fatti, le testimonianze, le relative sentenze - commenta il sindacato Usb - restituiscono al lavoratore coinvolto parte della dignità che questa vicenda ha inevitabilmente leso, aggravate anche da una querela completamente infondata che non ha fatto altro che aumentare lo stress psicologico e morale. Finalmente, crediamo a questo punto che la vicenda sia conclusa: ci saremmo aspettati delle scuse da parte della direzione aziendale Sevel, invece ci siamo ritrovati a doverci difendere da una querela con accuse calunniose. Abbiamo sempre riposto fiducia nella giustizia, e nel lavoro dei nostri legali Diego Bracciale e Arturo Salerni di Usb nazionale, che ringraziamo per il loro lavoro e la loro professionalità, i quali stanno già lavorando ad una circostanziata denuncia per calunnia. Un ringraziamento va anche ai lavoratori che con la loro testimonianza hanno permesso la giusta e veritiera ricostruzione dei fatti".

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