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Incendio discarica, il Wwf: "L'Arta non ha la strumentazione adeguata"

L'associazione prega la Regione di dotare l'Arta di strumentazione adeguata e per prevedere la reperibilità dei suoi tecnici nei giorni festivi. Giovedì sera la riunione del Comitato del Colle. Urgenti un piano di emergenza e una mappa dei rischi

Si è svolta giovedì sera l’assemblea organizzata dal Comitato del Colle, alla presenza dei sindaci di Chieti, Bucchianico e Casalincontrada per fare il punto dopo l’incendio di rifiuti sviluppatosi sabato notte a Colle Marconi.

In sintesi, si è detto che per avere un quadro sufficientemente chiaro della situazione occorreranno altre analisi, in relazione in particolare alle ricadute al suolo dei possibili inquinanti diffusi dai fumi. In base alle informazioni ad oggi disponibili i sindaci hanno cercato di tranquillizzare i cittadini, ma sono emerse anche importanti criticità. E’ il Wwf a elencarle.

Innanzitutto l’assenza di un “Piano di emergenza”, indispensabile per far fronte a situazioni analoghe. “Dal 2008 – sottolinea Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti-Pescara – si sono sviluppati numerosi incendi di rifiuti, in discariche e in aziende che li trattano. È prevedibile che il rogo di sabato non sia l’ultimo della serie. Che serva, insieme ai tanti che l’hanno preceduto, almeno a insegnarci qualcosa: un piano di emergenza, peraltro previsto dalla legge, permetterebbe di prevedere i vari scenari possibili e metterebbe subito in moto le strutture deputate a intervenire, ognuna delle quali saprebbe subito che cosa fare”

Connessa al Piano di emergenza è una precisa mappatura dei rischi: per quanto riguarda specificatamente i roghi di rifiuti, si conoscono le aziende del territorio che operano nel settore e le principali discariche, abusive e non? Per il Wwf queste informazioni vanno rese pubbliche  “perché ciascun cittadino deve poter conoscere i rischi cui va incontro e collaborare con l’amministrazione in caso di bisogno. Si eviterebbe che, di fronte a una emergenza, qualcuno, anche tra le autorità, possa dire, com’è accaduto nel caso della discarica appena andata  a fuoco, io non lo sapevo”.

Altro capitolo importante riguarda l’Arta. “In primo luogo i dati vanno diffusi in forma chiara, tale da consentire un confronto immediato con i limiti di legge. A esempio per il benzene, una delle sostanze individuate, si riportano le concentrazioni in parti per bilione (o miliardo) che non può essere confrontato rapidamente con il limiti di legge (VL per la salute umana calcolato su una media annua di 5 µg/m, microgrammi per metrocubo). Usare altre scale di valori genera solo confusione. Bisogna consentire invece a qualsiasi cittadino di rendersi conto immediatamente della situazione” dice ancora Di Francesco.

Nel 2008 durante un’assemblea pubblica dopo l’incendio alla Seab a Chieti Scalo, il Wwf chiese a gran voce di dotare l’Arta di strumenti idonei a rilevare gli analiti nei fumi al momento degli incendi e di programmare la reperibilità del personale anche nei giorni festivi. “Sono trascorsi sette anni e nulla è cambiato – tuonano dall’associazione - anzi la situazione è peggiorata con la chiusura del laboratorio di Chieti, importante presidio territoriale sacrificato alla logica del presunto risparmio che taglia sempre le strutture operative e mai quelle appannaggio della politica. A quella assemblea partecipò anche Umberto Di Primio, allora consigliere comunale di opposizione: gli chiediamo, da sindaco di fare tesoro almeno nel suo secondo mandato di quelle indicazioni che aveva allora condiviso”.

Infine le centraline per il rilevamento della qualità dell’aria che avrebbero potuto rilevare prima e dopo l’incendio le eventuali anomalie. Invece, secondo quanto riferisce ancora il Wwf, gli unici dati sulla qualità dell’aria a Chieti, peraltro pessima,  presenti sul sito dell’Arta sono aggiornati al 2013 e si riferiscono alla centralina che rileva le concentrazioni di fondo, nell’area della scuola Antonelli di via Amiterno.

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