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L'olio costa come un fondo di caffè: dimezzata la produzione, non la qualità, ma Coldiretti raccomanda di leggere l'etichetta

L'associazione degli agricoltori spiega come difendersi da prodotti di scarsa qualità o addirittura pericolosi per la salute, in un'annata gravata da varie difficoltà

Quanto a produzione, l'annata olearia 2016 non ha molto da esultare: i frutti sono pochi, eppure la scarsità non implica affatto una qualità inferiore rispetto agli anni precedente. Parola di Coldiretti Abruzzo che, nel tracciare un bilancio della raccolta dell'olivo, rassicura i consumatori, invitandoli a non lasciarsi abbindolare da "leggende metropolitane" false e a leggere con attenzione l'etichetta di ciò che consumano. 

Un dato è certo: rispetto al 2015, quest'anno ha fatto registrare un decremento della produzione regionale del 45%, ossia 6.600 tonnellate in meno: si è arrivati a poco più di 8mila tonnellate, contro le 14.700 dell'anno passato. Un brutto colpo in termini economici, che però riporta l’attenzione sull’importanza di un comparto che, in Abruzzo, conta 6 milioni di piante su circa 46mila ettari che rappresentano circa il 50% della superficie agricola arborea utilizzata, un totale di circa 60mila aziende di cui 15mila che coltivano prevalentemente olivo, oltre 350 frantoi e tre Dop presenti nelle province di Chieti (colline Teatine), Pescara (Aprutino Pescarese) e Teramo (Pretuziano delle colline teramane). 

Numeri importanti che fanno i conti con una realtà aziendale variegata, che oscilla da una minoranza di imprese specializzate alle aziende a conduzione familiare fino ad arrivare ai numerosissimi “agricoltori della domenica” che si limitano a raccogliere i frutti della terra senza investimenti o lavorazioni del caso (il 75% delle aziende in Abruzzo è di piccole dimensioni). “In una annata come questa, caratterizzata da una riduzione di produzione tanto importante, la qualità dell’olio è stata comunque salvaguardata -  spiega Coldiretti Abruzzo – le aziende specializzate hanno seguito le tecniche produttive consigliate programmando la raccolta in base ai giusti indici di maturazione. Tuttavia, negli ultimi anni la presenza sul mercato di prodotti a basso costo e di provenienza estera ha messo fuori gioco gran parte del prodotto locale in quanto gli agricoltori, non percependo una giusta remunerazione per il proprio olio, hanno spesso abbandonato parte delle superfici o ridotto al minimo la conduzione dei terreni olivetati. Realtà che, in questa annata particolarmente difficile, ha fatto emergere in diverse situazioni anche alcune criticità qualitative".

L'olio, pur essendo simbolo di salute e genuinità, resta un bene sottopagato: basti pensare che una persona ne consuma mediamente 40 grammi, pari a un costo di 32 centesmi, un terzo di un caffè espresso. Da qui il monito di Coldiretti è di “fare attenzione” a ciò che scegliamo e ad non lasciarsi influenzare dai prodotti a basso costo di dubbia provenienza che, soprattutto in un’annata di “magra”, invaderanno il mercato italiano.

In tal senso, le precauzioni da prendere prima di “scegliere un olio” sono almeno tre: guardare con più attenzione le etichette; acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, che hanno qualità garantita e standard certificati; acquistare direttamente dai produttori organizzati in tutta la filiera che specificano in etichetta “olio extravergine” e “100% italiano”. 

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