Il ministero dell'Ambiente chiede 25 milioni alla Sasi, si rischia l'aumento delle bollette

"Se la società non dovesse fallire - denuncia l'onorevole Di Stefano - pagherebbero i soci, ossia i Comuni e aumenterebbero le bollette dei cittadini

Il ministero dell’Ambiente chiede un risarcimento di 25 milioni e mezzo di euro per gli impianti di depurazione non funzionanti. “L’ennesima tegola per i cittadini”, tuona l’onorevole di Forza Italia Fabrizio Di Stefano, che fa il punto su quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali sull’andamento della Società abruzzese per il servizio idrico integrato.

“I sindacati - ha spiegato questa mattina (lunedì 2 maggio), nel corso di una conferenza stampa convocata a Lanciano - dicono inoltre che la pianta organica non è stata concordata e che ci sono state promozioni anomale. Mi fa piacere che lo affermino loro  perché anche il sottoscritto lo aveva fatto presente già qualche tempo fa. I sindacati dicono inoltre che c'è stata un'esternalizzazione delle letture dei contatori  che, inevitabilmente, porterà ad un aumento dei costi visto che le persone assunte in passato per tale mansione, ad oggi restano nella società (e a questo va aggiunto il costo pagato per una nuova società esterna che espleterà il servizio). Anche questo avevamo già segnalato in passato”.

La preoccupazione aumenta considerando il risarcimento chiesto dal ministero. “È già di per se grave che un ministero faccia causa ad un ente pubblico - incalza l’onorevole di Forza Italia - ma è ancor più grave che la Regione, alla luce di questo, non intervenga e non dica nulla, quando la legge regionale invece specifica il suo ruolo di controllo, all'interno della gestione sugli enti che amministrano il servizio idrico integrato. È ancora più assurdo il silenzio delle amministrazioni che hanno sostenuto, e continuano a sostenere, il CdA della SASI e ritengo aberrante lo scenario che ci si sta aprendo davanti. Se il tribunale dovesse dare torto alla Sasi, infatti, a mio avviso, o ci sarà il fallimento della società oppure il pagamento in capo ai soci (e i soci sono i Comuni, per essere chiari) di questi 25 milioni e mezzo di euro”. 

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Qualora si verificasse la seconda ipotesi, denuncia Di Stefano, “questi soldi andranno a finire nelle bollette degli utenti, i quali si troveranno a pagare per gli errori fatti da amministratori che io, da tempo ho dichiarato, non essere in grado di gestire in maniera chiara, attenta e trasparente, l'ente Pubblico”. L’onorevole chiede “risposte concrete dal centrosinistra”.

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