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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Detenuto teatino aspetta il pagamento di oltre 16 mila euro, Melilla interroga il ministro della Giustizia

Detenuto nel carcere di Sulmona dove aveva lavorato nella cucina, nonostante una sentenza del giudice del lavoro emessa nel 2011, attende ancora il pagamento er prestazioni maturate tra il 2003 e il 2007. Ora minaccia lo sciopero della fame

Detenuto nel carcere di Sulmona dove aveva lavorato nella cucina, nonostante una sentenza del giudice del lavoro emessa nel 2011, un uomo di Chieti attende ancora il pagamento di 16.277 euro per prestazioni maturate tra il 2003 e il 2007.

La sua storia ce la racconta l'onorevole Gianni Melilla (Sel),  che ha presentato un'interrogazione a risposta scritta al ministro della Giustizia nella quale chiede di intervenire d'urgenza per riconoscere quanto dovuto al detenuto.

L'uomo nell'aprile del 2001 voleva aggredire il fratello minore perchè secondo lui maltrattava continuamente la madre. Nel buio della notte alla finestra di casa a Chieti, dove vivevano madre e figlio, si affacciò la donna anzichè il fratello, e l'uomo la colpì con un coltello da cucina uccidendola. Quando fu portato in questura lo stesso seppe di aver ucciso la madre, all'epoca 74enne.

"La norma regolatrice - spiega il parlamentare Melilla - è l'art. 22 L. n. 354 /1975 secondo cui la retribuzione mensile del detenuto lavoratore non deve essere inferiore ai due terzi della retribuzione stabilita per gli altri lavoratori della stessa categoria dal Ccnl vigente al momento dello svolgimento delle prestazioni". Melilla rileva che "con una delle prime sentenze in Italia del genere è stato disposto anche il pignoramento preventivo dei beni dell'istituto di pena. Una sentenza storica - aggiunge - perchè sancisce che un lavoratore che svolge la sua attività all'interno di una casa di reclusione ha diritto a vedere salvaguardata la dignità in tutti i suoi molteplici aspetti compreso quello lavorativo".

Il teatino oggi vive con una pensione di invalidità di 260 euro al mese "e a distanza di due anni dalla sentenza - aggiunge Melilla - il ministero continua a risultare inadempiente". In assenza di risposte immediate, l'uomo minaccia uno sciopero della fame.

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