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Ombre sulla Depuracque dello Scalo: più di venti lavoratori rischiano il posto

L'intervento del contratto di solidarietà scade il 6 dicembre, indiscrezioni prefigurano la riduzione del personale se non addirittura la cessazione definitiva delle attività. Problemi anche sotto il profilo ambientale

La Fiom Cgil chiede l’intervento della Regione per scongiurare la perdita di ulteriori posti di lavoro in Valpescara dove ventitré dipendenti della Depuracque Srl, a Selvaiezzi, rischiano il posto. L’azienda, unica in Abruzzo in grado di trattare le acque reflue derivanti dalle lavorazioni industriali e specializzata nel trattamento, smaltimento e recupero di reflui e rifiuti in genere, nel 2015 con il consorzio di Bonifica Centro venne indagata per alcuni scandali legati alle loro attività.

Traffico illecito di rifiuti inquinanti: sequestri a Chieti Scalo

“Allo stato attuale – spiega il funzionario provinciale della Fiom Cgil Chieti, Andrea De Lutis - non risulta riconosciuta nessuna colpa alla Depuracque, ma la forte campagna mediatica di quei momenti nonché le nuove regole stabilite dal Commissario che subentrò nella gestione del Consorzio hanno fatto si che l’azienda le proprie maestranze arrivassero a vivere un momento di quasi totale inattività”.

Sollecitata dai lavoratori, la Fiom venne a conoscenza del progetto dell'Arap di rilevare l' azienda. “Durante l’incontro dello scorso luglio – ricorda De Lutis - alla presenza del vicepresidente della giunta Lolli, l'azienda manifestò ufficialmente l'interessamento alla Deuracque. Ci lasciammo con l'impegno di rivederci entro i primi di settembre, ma purtroppo ad oggi, dopo diversi solleciti sia la Regione Abruzzo che l'Arap risultano latitanti”.


Depuracque rischia la chiusura

La Fiom Cgil di Chieti si dice fortemente preoccupata per il futuro delle maestranze: l'intervento del contratto di solidarietà attraverso la FIS scadrà il prossimo 6 dicembre, successivamente, secondo indiscrezioni, si prefigura la riduzione del personale se non addirittura la cessazione definitiva delle attività aziendali.

“Se questa vertenza non si risolverà in maniera positiva – avverte il sindacato - le ripercussioni future saranno tante: avremo ulteriori 23 lavoratori per strada con altrettante famiglie in difficoltà, sicuramente aumenteranno per le aziende i costi di smaltimento delle acque essendo esse costrette a spedirle fuori regione e non tralasciamo l'aspetto ambientale, dovremo pregare che la mancanza dell'unica azienda in Abruzzo che lavora questo tipo di acque non condanni la nostra regione a peggiorare nell' inquinamento, nella qualità della vita e nelle condizioni di salute delle persone. 

Per questo – conclude - auspichiamo che la regione Abruzzo riattivi la discussione e intervenga sull'azienda per scongiurare questa ulteriore perdita di posti di lavoro”.

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