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Reati fallimentari e fiscali: scattano le denunce anche nel chietino

Secondo quanto ricostruito dalla Finanza, una società acquistava immobili all'asta giudiziaria e li usava, attraverso vendite in società inattive o cartiere, a prezzi gonfiati

Ci sono anche abruzzesi tra i 14 destinatari delle misure cautelari eseguite in queste ore dai militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna, su disposizione del gip Sandro Pecorella. In particolare, si tratta di residenti nelle province di Chieti, Teramo e Pesara, oltre ad altri di Bologna, Milano, Piacenza e Padova. 

I 14 sono indagati a vario titolo per i reati di associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di delitti fallimentari, fiscali, riciclaggio e autoriciclaggio.

Il provvedimento, in particolare, dispone gli arresti domiciliari di cinque persone mentre altre nove risultano destinatarie di una misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche e imprese, oltre al sequestro preventivo, anche nella forma per equivalente, di beni mobili e immobili per circa 65 milioni di euro.

L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Michela Guidi e condotta dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna, trae origine dall'approfondimento investigativo sulle vicende societarie di un'azienda con sede a Budrio (Bologna), ora fallita. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società sarebbe stata utilizzata anche per la creazione di crediti tributari falsi.

I successivi accertamenti, caratterizzati anche dal ricorso a indagini tecniche, hanno consentito di ampliare il quadro probatorio, acquisendo elementi tali da comprovare l'esistenza di un ben delineato contesto di frode organizzato avente un raggio d'azione molto più ampio rispetto a quello bolognese e fondato sulle indebite compensazioni di ingenti crediti Iva inesistenti.

Il meccanismo di frode ad elevata pericolosità fiscale, adottato in maniera seriale e operante sull'intero territorio nazionale, è stato ideato e attuato attraverso l'acquisto di immobili all'asta giudiziaria e il loro successivo utilizzo, attraverso vendite in società inattive o cartiere, a prezzi gonfiati fino a 500 volte, per precostituire crediti Iva fittizi che poi venivano rivenduti sull'intero territorio nazionale a 'clienti' debitori dell'erario.

Ciò è stato reso possibile, grazie all'azione continuativa e determinante di professionisti e consulenti fiscali, alcuni dei quali oggi tratti in arresto che, unitamente ad altre figure sodali promotori dell'organizzazione e plurimi prestanome, hanno strutturato un modello di evasione diffuso che ha visto il coinvolgimento di centinaia di società, con sede in Italia e all'estero. Al termine delle attività è stata quantificata un'evasione all'Iva, pari ad oltre 60 milioni di euro, a fronte dell'emissione di fatture per operazioni inesistenti pari a circa 240 euro milioni di euro, nonché accertate condotte riciclative dell'illecito profitto in attività economiche, finanziarie e imprenditoriali.

Le attività di perquisizione e sequestro sono state svolte anche nella città di Lugano, dove l'organizzazione criminale aveva una sua base operativa, a cura della Polizia Federale Svizzera che ha operato sotto la direzione dell'Autorità Giudiziaria elvetica, appositamente interessata tramite rogatoria dalla Procura delle Repubblica di Bologna

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