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Pubblicò i compensi dei dipendenti della d'Annunzio, Del Vecchio assolto da diffamazione e violazione della privacy

L'ex direttore generale, oggi interdetto, aveva inviato una mail a tutto il personale dell'ateneo indicando chi aveva percepito somme accessorie non dovute

Il direttore generale della d’Annunzio Filippo Del Vecchio - oggi interdetto - non violò la privacy dei dipendenti della d’Annunzio e non li diffamò con la pubblicazione dei compensi percepiti. Lo ha deciso ieri (lunedì 15 maggio il giudice monocratico del tribunale di Chieti Andrea Di Berardino, che ha assolto Del Vecchio perché il fatto non costituisce reato. L’accusa, invece, aveva chiesto un anno e tre mesi di reclusione per violazione della privacy e diffamazione. 

La vicenda risale a ottobre del 2014. Del Vecchio inviò una mail a tutto il personale dell’università, con allegato un documento sulla “Analisi del fondo accessorio 2001-2003”. In quel documento c’era l’elenco di un centinaio di dipendenti tecnico-amministrativo dell’ateneo che, secondo la ricostruzione di Del Vecchio, aveva percepito indebitamente alcune somme accessorie. 

Così, accanto a ogni nome, c’era anche la somma che avrebbero dovuto restituire. Il fatto fece grande scalpore: l’elenco fu pubblicato sul sito di ateneo e finì inevitabilmente anche sotto la lente della stampa locale e nazionale.  

Tanto che 53 dipendenti si costituiranno parte civile. In aula è stato sentito solo Del Vecchio che, assistito dall’avvocato Stefano Rossi, ha ricostruito le criticità riscontrate quando fu nominato direttore generale dell’ateneo, nel 2012. 

Tra queste, l’erogazione di 8 milioni di euro di fondo accessorio, nei 10 anni precedenti, senza che venisse costituito il fondo stabilito dalla legge. Stando a quanto dimostrato da Del Vecchio, già nel 2003 un’ispezione del ministero dell’Economia contestò l’assenza di questo Fondo accessorio, poi rilevata in una successiva ispezione nel 2013. 

Uno dei legali di parte civile, l’avvocato Silvio Rustignoli, ha annunciato di voler presentare ricorso in appello.

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