Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Liberalizzazione delle aperture: i commercianti dicono sì

Mentre la Confcommercio promette battaglia e chiede alla Regione il ricorso, i negozianti dello scalo sentiti sono favorevoli alle aperture notturne, anche se pensano che la città non sia pronta, se non in particolari occasioni

La Confcommercio dice no. No all’articolo 31 della manovra Monti che liberalizza gli orari di apertura dei negozi. Secondo la nuova norma ogni commerciante può liberamente scegliere l’orario continuato e tenere alzata la serranda anche di notte. Ma la sezione provinciale dell’associazione di categoria è in allarme, al punto che il presidente Angelo Allegrino lancia un appello alla Regione: “Ricorra subito contro questa norma ammazza commercio”.

Ma cosa ne pensano i diretti interessati? Al contrario della netta opposizione della Confcommercio, c’è chi accoglierebbe volentieri l’apertura libera. Gianni lavora a “Belli e ribelli”, un negozio di abbigliamento per bambini, ed è favorevole alla liberalizzazione. “È utile che il negoziante possa decidere come fare – spiega – anche se questa città non ha la mentalità per recepire le aperture notturne, se non in determinate situazioni. Il successo delle vendite dipenderebbe dalla localizzazione e dal prodotto venduto, ma secondo me la nuova legge farebbe un favore a tutti”. Il presidente della Confcommercio Allegrino ritiene che l’apertura indiscriminata andrebbe ad esclusivo vantaggio della grande distribuzione, penalizzando il commercio tradizionale. Ma Gianni non è d’accordo: “Per come la vedo io in questo modo la situazione si riequilibrerebbe visto che i centri commerciali fanno come vogliono. Certo non basterebbe, ma sarebbe un buon inizio”.

Dello stesso parere è Marco Cantò, titolare di “Sunrise streetwear” in via Marino da Caramanico: “Sarebbe una cosa positiva, soprattutto per noi che trattiamo abbigliamento per i giovani. A chi dice che in questa zona non c’è mai nessuno dico che non è vero, e che l’apertura serale potrebbe invece essere utile”.

Sembra un po’ più perplessa Giovanna Barbone, che da decenni gestisce l’omonima cartolibreria in via De Virgilis: “Io non potrei aprire di sera, ci lavoro solo io senza nessun dipendente”. In più secondo la commerciante sarebbe inutile lavorare in orario notturno: “Qui già dalle 18.30 non c’è più nessuno, ora che le scuole sono chiuse e che non ci sono gli studenti universitari è persino peggio. E poi la gente va nei centri commerciali, non viene a passeggiare per la città”.

Sì con riserva da Federico, che lavora nella tabaccheria di famiglia in via Filippo Masci, zona Levante: “Per alcuni esercizi commerciali – dice – l’apertura notturna è una ragione di esistere. Penso ai piccoli alimentari, che sarebbero molto utili per i clienti nelle ore serali. Ma per altri prolungare l’orario nelle ore di buio è un rischio: sarebbero presi ancora più di mira dalla criminalità”.

Un categorico no arriva dalla commessa della profumeria “Iris Beauty”, in viale Abruzzo: “Apertura notturna? A Chieti Scalo è inutile, a Chieti alta ancora peggio. Le vendite sono diminuite tantissimo rispetto ad un anno fa e prolungare l’orario secondo me non servirebbe a molto. La gente sta molto più attenta e non compra”.

I pareri sono discordanti e dipendono soprattutto dal tipo di attività che si gestisce. Ma in pochi sembrano appoggiare il pensiero della Confcommercio che promette battaglia e si dice “pronta a fare le barricate pur di salvaguardare i diritti del piccolo commercio e delle migliaia di imprese terziarie locali”. Intanto Piemonte e Toscana hanno anticipato l’Abruzzo: contro la liberalizzazione degli orari ci sono stati ricorsi legali, “anche perché – spiega Allegrino – la materia non è di competenza del Governo, spetta alle Regioni decidere”.

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