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Cronaca

D'Agostino, il verbale shock: "Ha chiuso la porta a chiave e si è sbottonato i pantaloni"

Chiuse le indagini. Una delle donne che ha denunciato l'ex assessore racconta alla pm minuti di orrore: "Parlavo della graduatoria per la casa, lui mi faceva complimenti. Poi ha chiuso la porta a chiave, si è sbottonato i pantaloni e mi bloccava la testa"

Ci sono la disperazione di una donna sola con due figli minorenni da mantenere, l’umiliazione di una persona che chiede aiuto nella sede più idonea, gli uffici di un assessorato, ma di fatto entra nella tana del leone, dove viene assalita con carezze troppo intime e persino con la visione sgradita delle parti intime dell’uomo che, in virtù della sua carica istituzionale, avrebbe dovuto aiutarla. Lo stesso che serra la stanza, lascia la chiave sulla scrivania, e si sente libero di calare pantaloni e biancheria intima per avvicinare il suo pene al volto della donna che ha di fronte, mai vista prima, bloccandole la testa in un gesto tanto orripilante quanto inequivocabile.

È l’orrore che emerge dal verbale della testimonianza di una delle sette donne (cinque in estate e due a novembre) che accusano l’ex assessore Ivo D’Agostino di violenza sessuale e concussione. Concluse le indagini della pm Lucia Anna Campo, non è ancora certo se il più votato nelle file dell’Udc alle elezioni amministrative del 2010 sarà processato. Ma i verbali pubblicati ieri (giovedì 6 febbraio) dal quotidiano Il Centro, sono saliti alla ribalta nazionale su Il Fatto quotidiano, che oggi (venerdì 7 febbraio) ha raccontato lo scandalo teatino Sex for house, forse reso più pruriginoso per la cronaca nazionale dopo lo scandalo che ha travolto l’ex assessore Luigi De Fanis e il governatore Gianni Chiodi, ma per chi lo ha vissuto sulla sua pelle ugualmente terrificante e doloroso.

Quel che è certo sono le accuse che gli vengono mosse da sette donne, italiane e straniere, che fra giugno e novembre si sono rivolte agli agenti della squadra mobile per confessare quel che avevano patito. Racconti simili, di persone che non si conoscono e mai si erano parlate prima. Dai tentativi di stupro sulla scrivania dell’ufficio dell’assessorato, in viale Amendola, alle persecuzioni telefoniche, agli sms spinti, ai complimenti spinti, alle carezze indesiderate sotto i vestiti. Un incubo per ragazze madri, sole, in condizioni economiche difficili, già indebolite dal peso delle circostanze.

E restano forti e chiare le voci delle prime cinque donne che hanno trovato il coraggio di denunciare, testimonianze cristallizzate nell’incidente probatorio di agosto per poter essere utilizzate come prove in un eventuale processo.

Le parole pubblicate dal Centro riguardano una madre single, senza lavoro, con due figli minorenni. Parole da cui emergono chiaramente la sofferenza e l’umiliazione nel ripercorrere quegli attimi di violenza inaspettati. Tanto che la donna non riesce a reagire, intorpidita da qualcosa che stava accadendo proprio in quel momento, in un ufficio pubblico, solo perché aveva il proprio diritto alla casa e ad una vita dignitosa.

Ecco la testimonianza che ripercorre quegli attimi tremendi.

Lei:Sì, una volta saliti in ufficio l’assessore mi ha...abbiamo parlato chiaramente, il discorso è iniziato con la graduatoria dove c’ero io, dicendomi comunque di portare pazienza, che magari avrebbe provveduto a una sistemazione provvisoria.

Pm: E poi? È finito lì il discorso? Lei è andata via?

Lei: No. Il discorso è continuato con dei complimenti, che io chiaramente ho cercato un po’ di non raccogliere.

Pm: Dei complimenti in che senso?

Lei:Che avevo dei begli occhi, ch ero una bella donna...

Pm:E quindi? Le ha fatto questi complimenti?

Lei: Sì

Pm:E che cosa è successo signora?

Lei: Niente io ho continuato a parlare, ho cercato di parlare comunque della graduatoria, comunque del fatto della casa popolare, che volevo sapere quando ci sarebbe voluto per sbloccare la situazione, soltanto che...diciamo il discorso non interessava all’assessore, quindi si è spostato su qualcos’altro.

Pm: Lei come ha reagito a queste cose gli ha detto qualcosa?

Lei: Gli ho detto che mi potevano anche fare piacere i complimenti, ma comunque io ero interessata alla questione della casa. Quindi ho cercato di riportare l’argomento su questa cosa. Un po’ di difficoltà però...Poi a un certo punto ho visto che l’assessore si è alzato, è andato all’ufficio a fianco.....

Pm: Senta, quando è uscito per andare via le ha detto qualcosa?

Lei: Sì, di aspettarmi seduta. Di aspettarlo. É uscito ed è rientrato, ha posato la chiave sul tavolo e si è avvicinato.

Pm: Cosa è successo?

Lei: Ehm...Ehm...è successo che l’assessore si è avvicinato, io stavo seduto a una sedia abbastanza bassa, altezza vita, l’assessore si è sbottonato e mi ha...sventolato...il suo p. davanti alla faccia in qualunque modo, mi ha messo le mani dentro la maglia, mi manteneva la testa...

Pm: Lei era seduta? Era in piedi?

Lei: No, ero seduta su una sedia abbastanza...una poltrona bassa.

Pm: Quindi questa cosa è successa appena lui è rientrato dentro?

Lei: Sì

Pm:É stata...cioè si è svolta...ha richiesto un certo periodo di tempo? Si è svolto?

Lei:Guardi è stato subito, perché comunque era....ha chiuso la porta, ha posato la chiave e...

Pm: Si è immediatamente sbottonato?

Lei: Sì.

Pm: Lei è rimasta seduta, ma lei dov’era con questa sedia, in mezzo alla stanza? Vicino alla scrivania, alle spalle al....Davanti aveva qualcosa?

Lei: La scrivania

Pm: Quindi quando lui è entrato e si è spogliato....?

Lei: Ha posato la chiave sulla scrivania e si è sbottonato i pantaloni.

Pm: Senta ma la... si è sbottonato i pantaloni e si è avvicinato quando lui ha detto...va beh siamo tutti adulti, con il p. insomma?

Lei: Sì

Pm: Dove gliel’ha avvicinato?

Lei: Vicino alla bocca.

Pm: Alla bocca e che cosa è successo. Lui l’ha indirizzato alla bocca, e lei si è mossa, Si è alzata.

Lei: No, diciamo che ero abbastanza bloccata anche perché mi manteneva la testa, mi.....

Pm: Con una mano le manteneva la testa?

Lei: Sì, sì.

Pm: E quindi lei che ha fatto? Che movimenti poteva fare? In quel momento che cosa...?

Lei: Mi sono spostata con la testa, più di quello non potevo fare.

Pm: Senta, e spostandosi con la testa, lei ha detto....io capisco è doloroso, però signora....allora, lei ha detto che si è avvicinato con ...?

Lei: Non ho detto niente perché ero abbastanza bloccata là.

Pm: No signora, però volevo capire, lui si è avvicinato, ma l’ha toccato da qualche parte con questo p.

Lei:Sì, mi ha...No, in faccia

Pm:In viso?

Lei:Sì.

Pm: E poi diceva signora?

Lei: Mi manteneva la testa con una mano. Poi ha cominciato a mettere le mani da tutte le parti, dentro la maglia......

Pm: Dove l’ha toccata con le mani?

Lei: Il seno, sotto la canottiera.

Pm:Lei gli ha detto qualcosa?

Lei: Non subito, dopo un po’ mi sono alzata e ho cercato di allontanarlo e nel tempo stesso di fermarsi.

Pm: Senta signora, lei prima diceva: io non ho detto nulla, non?

Lei: Perché ero veramente bloccata. Stavo proprio bloccata, ero abbastanza traumatizzata. No, non me l’aspettavo veramente.

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