Cronaca

Crisi idrica, Giovani Pd: class action contro l'ACA

Per il partito non basta lo sciopero della sete: più utile invece detrarre dalle bollette dei teatini la quota di acqua non erogata alla città e valutare la possibilità di agire per vie legali anche come ente comunale

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

L’ emergenza idrica che sta colpendo in questi giorni Chieti ed in particolare la parte bassa della città è di una gravità assoluta, ma ancor più grave è l’ impotenza che l’ amministrazione comunale sta dimostrando nei confronti di chi ha l’ obbligo di rifornirci d’acqua.

Mentre centinaia di famiglie si ritrovano oltre quattordici ore al giorno senz’ acqua in un periodo di caldo ed afa l’ unico rimedio per ora messo in campo da chi ci governa sembra essere quello delle parole: le parole dei comunicati stampa che a raffica, anche contraddicendosi, annunciano sospensioni di erogazione fino a luglio inoltrato, le parole delle auto che informano la cittadinanza e soprattutto le parole del Sindaco che ha scritto l’ ennesima lettera di diffida all’ ACA.

Per anni Di Primio e Colantonio, allora all’ opposizione, hanno cavalcato le difficoltà di rifornimenti idrici strumentalizzando ogni sospensione di fornitura, imputando all’ ex Sindaco Ricci la colpa della mancanza di acqua in città. Negli anni passati, con la città assetata, non trovarono niente di meglio che realizzare bottigliette d’ acqua minerale che schernivano Ricci ( e i cittadini ), raffigurando sull’ etichetta il viso dell’ allora Sindaco. Cosa è rimasto di quella veemente protesta ora che si trovano loro alla guida dell’ amministrazione?

Potremmo fare lo stesso oggi, con maggiore forza proprio per il loro comportamento passato, ma non è questo che faremo, dal momento che interpretiamo il ruolo di oppositori come cittadini chiamati al servizio della loro comunità.

Dal momento che in una città di quasi settantamila abitanti a cui viene tolta acqua per giorni possono verificarsi emergenze sanitarie o di pubblica igiene, alla lettera del Sindaco devono seguire fatti concreti.

Se l’ ACA non mantiene gli impegni assunti contrattualmente non basta minacciare azioni, e ci vuole ben altro che uno sciopero della sete. Bisogna passare ai fatti. Chiediamo pertanto di provvedere a scomputare dalle bollette dei teatini la quota di acqua non erogata alla città e valutare la possibilità di agire per vie legali anche come ente comunale. 

Se l’ ACA non revoca il provvedimento di sospensione fino al 7 luglio forse è necessario pensare ad una class action da parte dei cittadini utenti, ma l’ Amministrazione Comunale deve essere al loro fianco, in quella che è semplicemente la richiesta di una città maltrattata per troppo tempo.

In ogni caso ognuno di noi deve impegnarsi per ottimizzare al massimo il consumo di acqua potabile, bene prezioso che va salvaguardato con ogni accorgimento possibile al fine di evitare inutili sprechi.

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