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"Le scuole di Chieti non stanno in piedi": duemila studenti bloccano il corso

Sei scuole in corteo per denunciare le condizioni fatiscenti delle strutture e chiedere più controlli ottengono un confronto con la Provincia

Crepe sui muri, piani di evacuazione assenti, servizi igienici carenti. Questi e altri i problemi che accomunano gli studenti degli istituti superiori della città che questa mattina sono scesi in piazza. Dalle 9 quasi duemila dal Galiani-De Sterlich, Itis di Savoia, Ipsia Pomilio, liceo Gonzaga, liceo artistico N. da Guardiagrele e liceo classico Vico hanno manifestato per chiedere una scuola più dignitosa, certificati che ne attestino l’agibilità e il completamento dei lavori di ristrutturazione. Una manifestazione compatta, assente solo il liceo scientifico Masci che non ha aderito alla protesta, a testimoniare l’unione degli studenti e la condivisione delle problematiche vissute quotidianamente. IL CORTEO: VIDEO

Dopo aver sfilato da piazza San Giustino lungo corso Marrucino e piazza Trento e Trieste, gli studenti sono tornati indietro per proseguire la manifestazione - con tanto di fumogeni, slogan, musica e camionetta e rigorosamente senza sigle politiche, solo con la bandiera tricolore - davanti al palazzo della Provincia, ente di competenza. Un rappresentante per ogni istituto è salito per incontrare l'ingegnere Carlo Cristini, dirigente del settore edilizia e lavori pubblici dell'ente e chiedere quanto dovuto. Un primo risultato lo hanno ottenuto: domani (giovedì) alle 15 incontreranno il presidente Mario Pupillo.

“Questa mattina abbiamo chiesto che ci venga consegnata la documentazione delle verifiche di vulnerabilità sismica post 2009 e che vengano effettuati ulteriori controlli nelle nostre scuole” spiega Luca Comune dell’istituto “Pomilio”.

“Più volte il liceo Vico ha scritto alla Provincia, sia tramite preside che tramite i rappresentanti di istituto, chiedendo l'accesso ai documenti ma le e-mail sono state ignorate - riferisce anche Giorgio Ferretti, rappresentante del Classico – adesso scriveremo anche al prefetto per sollecitare l’arrivo della documentazione sulla vulnerabilità sismica e la planimetria". Leonardo Tusè, assieme ai compagni del liceo Artistico sottolinea il fatto che nell’istituto in via d’Aragona non siano stati effettuati interventi seri: “L’ultimo piano è inagibile, mentre al piano terra c’è un’area completamente inumidita dove si è venuta a creare una sorta di piscina naturale. La vicepreside ci ha assicurato che aggiusteranno il solaio, crollato tempo fa”.

Il tema della sicurezza è quello che accomuna tutti gli istituti: dal Savoia, dove le prove di evacuazione a gruppi non convincono gli iscritti, al Galiani dove gli alunni parlano di problemi strutturali. “Gli studenti, ormai rassegnati, si sono resi conto che in poche settimane è impossibile mettere a norma la scuola - dichiara Riccardo Pomponio a nome dei rappresentanti dell’istituto Galiani-De Sterlich – quello che chiediamo è almeno di ristrutturare l’edificio in tempi brevi”.

Ma gli studenti condannano anche le spese per la ristrutturazione del liceo Scientifico “Masci”, in via Vernia: “Con l’annunciato trasferimento di tutte le classi dello Scientifico all’ex caserma Berardi, quello sopra alla Trinità - sostengono - è destinato a rimanere l'ennesimo spazio vuoto. Non si potevano investire quei soldi diversamente?”

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