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Coronavirus: Voci di dentro chiede domiciliari o scarcerazione contro il sovraffollamento delle carceri

L'associazione invoca l'indulto per chi ha da scontare una pena inferiore ai tre anni e di liberare mamme e bambini. Ieri a Madonna del Freddo una piccola protesta dei detenuti

Chiede azioni urgenti per fermare il sovraffollamento delle carceri italiane nel momento di maggiore contagio del Coronavirus, compresa quella teatina, dove ieri c'è stata una piccola protesta subito rientrata, Voci di dentro chiede una serie di provvedimenti. 

In particolare, l'associazione presieduta da Voci di dentro le invoca "per evitare epidemie al suo interno, anche in considerazione della fragilità della popolazione con il conseguente trasferimento d'urgenza in ospedale di decine di detenuti eventualmente affetti da Coronavirus". 

Chiede la scarcerazione e l'invio agli arresti domiciliari per detenuti anziani, malati gravi terminali, persone con disfunzioni cardiache o affetti da Aids ed epatiti; indulto per i detenuti con pene inferiori ai tre anni, che riguarderebbe chi ha già quasi terminato di scontare la sua pena, o chi è stato recentemente incarcerato per un cumulo di pena di uno, due o tre anni, magari per un fatto accaduto 10 anni prima. Secondo i calcoli di Voci di dentro, sono 8.682 le persone a cui resta da scontare un periodo inferiore a un anno, 8.144 quelle con un residuo di pena di due anni e 6.171 quelle che devono restare ancora in carcere per un periodo tra i 2 e i 3 anni. 

Inoltre, l'associazione chiede la scarcerazione di 54 mamme e dei loro 59 bambini attualmente detenuti in 9 istituti italiani, il blocco dei nuovi ingressi per reati minori, pregressi e cumuli di pena, provvedimenti di detenzione domiciliare, affidamento ai servizi sociali del maggior numero di detenuti. 

In questo modo, si legge nella nota di Voci di dentro, si potrebbe "evitare concretamente un'altra eventuale emergenza oltre a quella che sta già sopportando l'Italia, venire realmente incontro (e non con divieti o palliativi) alle paure che ci sono tra i detenuti e tra i loro familiari, permettere ai detenuti rimasti all'interno degli istituti di avere cure più adeguate e maggiori possibilità di colloqui via Skype e via telefono con i loro parenti". 

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