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Arrestati imprenditori del falso: interventi anche in provincia di Chieti

15 arresti, oltre 65.000 capi contraffatti sequestrati. La base operativa Pescara, i prodotti venivano spediti da Napoli

La Guardia di Finanza di Pescara ha sgominato un'organizzazione criminale composta da italiani, senegalesi e da un marocchino, specializzata nel mercato del falso, con basi operative a Pescara e molto attiva in Abruzzo e in diverse altre aree del territorio nazionale.

Quindici le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell'Aquila, sono state eseguite nei confronti di un gruppo di italiani, senegalesi e un marocchino. Dalle prime luci dell’alba oltre 80 militari sono intervenuti a Pescara, Montesilvano, Orsogna, Napoli, Acerra, San Giuseppe Vesuviano, Porto Sant'Elpidio e Bugnara. Le misure restrittive di oggi si inseriscono nel contesto di un’articolata indagine che ha portato complessivamente alla denuncia di 41 persone per reati legati alla contraffazione. 

Le indagini, durate circa due anni, sono partite dal monitoraggio di alcuni venditori ambulanti che offrivano i loro prodotti in un’area mercatale nei ressi della stazione ferroviaria di Pescara, ora sgomberata, “vetrina” della merce contraffatta. Le stesse hanno permesso di ricostruire l’intera catena logistica, organizzativa e strutturale della filiera illecita. 

Nello specifico sono stati individuati due diversi “canali di approvvigionamento”, veri e propri “distretti industriali del falso”: il primo composto esclusivamente da soggetti campani, operanti su tutto il territorio nazionale attraverso la produzione e la distribuzione di merce contraffatta – capi di abbigliamento e scarpe riproducenti marchi di famose griffe (Hogan, Nike, Adidas). Il secondo, costituito prevalentemente da senegalesi, supportati e in associazione con i predetti campani, dediti alla fabbricazione di etichette da applicare su capi di abbigliamento ed accessori moda, per il confezionamento di capi “griffati” destinati ad alimentare il mercato del falso sull’intero litorale adriatico. L’organizzazione, ispirata a criteri imprenditoriali, era in grado di approvvigionare grosse quantità sia di prodotti già confezionati, pronti per la vendita, sia di etichette ed accessori vari che poi dovevano essere assemblati in piccoli laboratori abusivi, anche casalinghi, dislocati sul territorio. Sul mercato erano introdotti beni di diversa finitura che alimentavano non solo la rete dell’abusivismo, ma anche regolari esercizi commerciali.

Efficiente e capillare la rete distributiva che, grazie alle svariate tipologie di trasporto studiate ad hoc per eludere i controlli delle forze dell’ordine, permetteva di alimentare e rifornire di merce contraffatta tutte le basi logistiche. È stato accertato anche l’utilizzo da parte di uno degli associati del sistema “car pooling” per il trasporto di campionari di prodotti falsi. Le investigazioni hanno consentito di appurare, altresì, che i prodotti erano spediti da Napoli mediante corrieri espressi, mezzi a noleggio, mezzi pubblici (treni e autobus di linea), in alcuni casi trasportati anche grazie alla disponibilità di autisti compiacenti di autobus che operano sulle tratte Napoli – Pescara e Roma – Pescara.

Complessivamente, sono stati sequestrati, presso diversi laboratori clandestini, oltre 65.000 capi, accessori ed etichette contraffatti che, secondo le ricostruzioni e a prezzo di mercato, avrebbero fruttato all’organizzazione circa 2 milioni di euro
 

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