A Chieti il consumo idrico più alto d'Abruzzo: l'appello di Legambiente

In città scorrono 205 litri al giorno per abitante e il 41 per cento si disperde a causa di falle della rete. Il dato migliore a Teramo, con un consumo di 156 litri e una dispersione del 29 per cento. La onlus propone soluzioni per evitare la siccità

Acqua

 

La città di Chieti, con un consumo giornaliero di 205 litri di acqua per abitante, fa registrare il dato più alto fra i capoluoghi di provincia abruzzesi. Secondo i dati dell’Istat forniti da Legambiente, la città che apre meno i rubinetti è L’Aquila, con 147 litri per abitante, seguita da Teramo, 156, e Pescara, 185. 

Ma quanto a dispersione idrica nella rete, il capoluogo adriatico ha il dato peggiore. A Pescara ogni giorno oltre la metà dell’acqua erogata dall’acquedotto cittadino, il 55 per cento, va persa a causa di falle o carenze dovute ai tubi troppo vecchi. All’Aquila metà dell’acqua non arriva a destinazione, contro il 41 per cento di Chieti. Più virtuosa Teramo, dove si disperde il 29 per cento dell’acqua. 

Secondo l’Istat l’Abruzzo, insieme a Puglia, Sardegna e Molise, detiene la maglia nera per dispersione idrica: “Per garantire l’erogazione di 100 litri di acqua – spiega Legambiente – ne occorrono circa 80 in più”. 

Per questo la onlus lancia un appello per evitare il rischio siccità, favorito dall’aumento delle temperature. “Anche nel considerare il tema dell’acqua come bene comune – spiega Luzio Nelli, della segreteria di Legambiente – Si deve passare dalla “gestione della domanda” alla “pianificazione dell’offerta”: occorre superare l’approccio per cui prima si sommano le richieste idriche (agricole, industriali, civili) e poi si cerca disperatamente di soddisfarle: occorre invece partire dalla disponibilità idrica, bacino per bacino, per poi pianificare conseguentemente le attività”.

“Occorre che la qualificazione del sistema idrico - continua Luzio Nelli - entri a pieno titolo nella ristrutturazione delle nostre città, a cominciare dai regolamenti edilizi, rendendo obbligatorio, per tutte le nuove costruzioni, la separazione tra le acque nere, che vanno in fognatura, e acque bianche e grigie da riciclare per usi domestici e civili non potabili, perché dall’uso civile/domestico e industriale possono restituire fino al 90-95% dell’acqua usata.

"Le scadenze dettate dalla direttiva quadro europea 2000/60 che impone a tutti i Paesi membri di mettere in campo politiche di risparmio e tutela della risorsa idrica - conclude - sono ormai imminenti: siamo infatti obbligati a garantire un livello di qualità buono per i corpi idrici e le acque sotterranee entro il 2015. Un obiettivo raggiunto oggi solo per il 50 per cento".

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