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Il Consap torna nella questura di Chieti: "Non c'è sicurezza, situazione drammatica"

Il sindacato torna a denunciare le pessime condizioni delle struttura di piazza Garibaldi e piazza Umberto I, dove fra barriere architettoniche, infiltrazioni, mancanza di spazio per i lavoratori e fili scoperti, nel corso degli anni non è cambiato nulla

Ennesima ispezione del sindacato di polizia Consap nella questura di Chieti per valutare le condizioni di una struttura che, da tempo, gli agenti in servizio chiedono di cambiare. E, ancora una volta, la situazione che si è presentata è “drammatica”.

“I locali della Caserma Spinucci – attacca il sindacato - sono privi di adeguata cartellonistica di emergenza, mentre altri (spogliatoi, segreteria UPG, infermeria, ufficio Sanitario, ecc.) sono privi di adeguato ricambio d’aria (sia naturale che artificiale). Inoltre, cosa ancora più grave, per le aree condivise con l’Esercito (piazzale interno ed area parcheggi) non è stato individuato un responsabile delle parti comuni e non vi è traccia di un piano per la Gestione delle Emergenze che tenga conto delle diverse esigenze tra Polizia di Stato ed Esercito Italiano e che individui probabili pericolose interferenze che, in caso di emergenza, potrebbero costare la vita a diversi lavoratori. Insomma, non vi è traccia di alcuna attività di prevenzione”.

Ancora peggio per i locali di piazza Umberto I, a pochi metri da corso Marrucino. “Nella totalità dei locali visitati –denuncia il Consap - non vi è traccia, oltre che delle direttive della legge, neanche di quel buon senso che vieterebbe, ad esempio, di disporre gli arredi dell’ufficio in modo tale da ostacolare le vie di emergenza. La Questura, complice anche di una vecchia architettura, è ostaggio di inadeguate barriere architettoniche che rendono la stessa, sia per i lavoratori che per le persone che giornalmente frequentano a vario titolo la struttura, una vera e propria trappola “per topi””. Basti pensare ai gradini impossibili da evitare per raggiungere i diversi uffici, ad esempio quello Passaporti, ai corridoi strettissimi, o alle scrivanie a pochissimi centimetri di distanza dove gli agenti si ritrovano a lavorare, letteralmente, gomito a gomito. “Naturalmente questo percorso non è segnalato con adeguata cartellonistica – incalza il sindacato - e in caso di emergenza (terremoto, incendio, ecc.) appare evidente il pericolo che si corre”.

Così come già rilevato qualche anno fa, ci sono fascicoli ammassati in ogni dove, stampanti senza estintori nei locali, ricambio d’aria inadeguato. Inoltre, nell’Archivio generale, c’è «l’inadeguata presenza di una fotocopiatrice ed il servizio igienico al suo interno, presenta un evidente foro al soffitto tale da poter osservare il cielo».

E la rassegna continua con macchie di umidità, armadi non ancorati ai muri e le cicliche infiltrazioni, quando invece non piove proprio dentro gli uffici. Senza contare i fili elettrici non protetti.

Alla richiesta di visionare il Documento di valutazione dei Rischi, al sindacato è stato consegnato “un documento del 2012 (non aggiornato) e lo stesso, con il relativo Piano per la Gestione delle Emergenze, altro non è che un documento sterile, senza la benché minima rispondenza con la realtà pocanzi descritta. Inoltre, agli atti del Servizio Prevenzione e Protezione della Questua di Chieti non vi è traccia alcuna di Dichiarazioni di Conformità degli impianti, compreso quello elettrico.  Infine, dalla visione di detti atti, è emerso che presso la Questura di Chieti non è stato mai redatto alcun Documento di Valutazione dei Rischi da Interferenza necessario nei casi dei contratti d’appalto o d’opera o somministrazione con ditte esterne (esempio: ditta pulizie, ditte che effettuano lavori all’interno della struttura)”.

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