Cronaca

Imprese locali in stato di agitazione: entro giugno altre 2000 rischiano la chiusura

Protesta di piccole e medie imprese in tutto l'Abruzzo, nell'ambito della giornata nazionale di mobilitazione promossa da Confesercenti. In provincia di Chieti, dove nel 2011 hanno chiuso 3040 aziende, si rischia di bissare

"Se chiudono le nostre aziende, chiudono le nostre città". Con questo slogan le piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dell’artigianato e dei servizi della provincia di Chieti, da oggi sono entrate in stato di agitazione.

La Confesercenti ha organizzato quattro conferenze contemporaneamente tra Chieti, Pescara, Teramo e Sulmona per richiamare l'attenzione su un segmento produttivo che garantisce il 70 per cento dell'occupazione regionale, ma che continua ad essere messo sotto pressione da aliquote regionali, IMU, rapporti con le banche.

"Il 75 per cento delle aziende – spiega la Confesercenti provinciale di Chieti – risulta in regola con gli studi di settore ma la nostra viene additata come una categoria di evasori fiscali con tanto di proposta di black list. Ai nostri clienti, che spendono sempre meno, saremo costretti ad applicare l’IVA più alta d’Europa e le aziende turistiche saranno costrette ad aumentare le tariffe a causa di una tassa di soggiorno che le renderà meno competitive. Il rischio concreto è che migliaia di aziende chiudano i battenti definitivamente".

Nel 2011 in provincia di Chieti hanno chiuso 3mila e 40 aziende, secondo una previsione del Centro studi di Confesercenti Abruzzo, potrebbero chiuderne almeno altre 2mila entro giugno 2012 che sommate al resto in Abruzzo fanno 5000.

"I nostri settori, ovvero commercio, artigianato, turismo e servizi in Abruzzo garantiscono circa il 70 per cento dell’occupazione – prosegue la nota della Confesercenti – e continuiamo ad esercitare una funzione sociale ed economica determinante. Eppure l’attacco alle nostre aziende avviene in maniera costante ed in un contesto allarmante per le piccole imprese, chiamate a subire una liberalizzazione degli orari commerciali che non ha eguali in Europa e che favorisce solo la grande distribuzione".

Per questo da oggi è partita la mobilitazione. "Affiggeranno una locandina alle vetrine e verranno organizzate assemblee nei centri maggiori, incontri nei mercati e nelle aziende, assemblee di settore". E concludono: "Alla politica lanciamo un messaggio forte: se chiudono le nostre imprese chiudono le nostre città".

 

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