Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Compensi professionali ridotti, gli ingegneri contro D'Alfonso

I professionisti teatini e di tutto l'Abruzzo scrivono al governatore per chiedere il rispetto dei loro diritti e delle norme dopo un documento in cui il presidente della Regione chiede ai sindaci di non superare il 3% dei finanziamenti per gli impianti sportivi

L’ordine degli ingegneri teatini, con il presidente Nicola Centofanti e il segretario Giuseppe Totaro, insieme ai colleghi del Consiglio nazionale ingegneri, della Federazione ordini ingegneri Abruzzo, e degli ordini di Pescara, Teramo e L’Aquila, scrive al governatore Luciano D’Alfonso, in merito alle percentuali dei compensi professionali decisi, lamentano i professionisti, “arbitrariamente dalla Regione”.

Un documento che non fa sconti e chiede “il rispetto delle regole”, annunciando che i diritti dei professionisti saranno fatti valere nelle sedi opportune. Accusano D’Alfonso di voler “rimettere indietro le lancette dell’orologio di circa 20 anni” e di un “tentativo intimidatorio e riduttivo messo in atto nei confronti del mondo dei professionisti”.

Nella lettera, gli ingegneri d’Abruzzo accusano la Regione di aver demonizzato “i liberi professionisti tecnici”, proprio coloro che redigono e dirigono gran parte dei lavori pubblici in regione. Nel mirino c’è una delibera di giunta regionale firmata il 5 settembre 2014, che impone un tetto massimo al contributo regionale per le spese tecniche sugli adeguamenti idrici e fognali. Un limite che non deve superare il 2,5%.

In seguito, ricordano, un avviso pubblico emanato l’11 novembre scorso ha bandito la possibilità per Comuni e Province di essere inseriti nei benefici per l’edilizia scolastica. “In questo caso – spiegano – le spese tecniche ammesse a finanziamento non possono essere superiori al 7%, Iva e previdenza compresa, ossia circa il 2,5% netto”.

Dopodiché, una lettera del presidente D’Alfonso ai sindaci, sui finanziamenti per gli impianti sportivi, chiede “per esigenze di pubblico interesse regionale, di razionalizzare al massimo l’uso delle risorse e di non superare il limite massimo del 3% del finanziamento complessivo ‘assegnando’, per la copertura delle spese di progettazione, direzione lavori e contabilità”.

Un invito che, secondo gli ingegneri, “suona come un implicito sprone al non rispetto delle leggi”, considerato che la legge statale (il disegno legislativo 163 del 2006, il regolamento dpr 107 del 2010 e il decreto del ministero della Giustizia 143 del 2013) regola i costi delle prestazioni professionali, che vanno messe a gara, soggette al ribasso.

Tanto più che “i costi stabiliti dalle norme per le spese tecniche – spiegano gli ingegneri – sono all’incirca tre volte superiori alle percentuali ammesse dalla Regione”. Il che si traduce, per gli enti locali, nel ricorrere a uffici propri per progettazioni o direzione dei lavori, o eventualmente integrare con fondi propri per chiamare professionisti esterni. Ma con la spending review che morde e le casse comunali sempre più magre, le amministrazioni piccoli sono di fatto discriminate. “Sia perché – spiegano gli ingegneri – i loro uffici tecnici hanno personale in servizio formato da non laureati, e quindi impossibilitati a portare a termine la prestazione; sia perché i loro bilanci danno poche possibilità di economia o reperimento di risorse rispetto a quelli dei Comuni più grandi”.

“Ci saremmo aspettati – dicono gli ingegneri a D’Alfonso – invece che l’epitaffio allo svolgimento della libera professione, un richiamo al rispetto delle norme citate, il risultato di circa venti anni di continui affinamenti per rendere il processo più trasparente ed economico.

Per gli ingegneri, tagliare i compensi già ridotti dei professionisti “non è né giusto né corretto”, specialmente perché si chiederebbe “il sacrificio di una sola categoria”. “Provi ad estendere lo stesso principio – invitano il governatore – agli importi dei lavori per le imprese, ai collaudi affidati ai funzionari regionali, agli incentivi per la progettazione, agli stipendi dei ‘collocati’ della politica, agli stipendi dei dirigenti regionali e locali, ai compensi di consiglieri e assessori regionali e degli amministratori in genere, ai manager delle Asl, alla pletora dei portaborse e segretari aggiunti e alle spese dei vari enti regionali che non producono profitto, ma solo spese senza utilità per la collettività”.

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