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Colpita da un masso alle Gole di Fara San Martino: cinque rinvii a giudizio per la morte di Sandra Zanchini

La donna di Ravenna morì qualche giorno dopo l'escursione, nel 2019. Secondo l'accusa vi fu omissione nell’adozione di opportune cautele. Il processo si terrà a settembre

Il gip del tribunale di Chieti ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone per la morte di Sandra Zanchini, l’escursionista di Ravenna deceduta nell’estate 2019 a causa delle lesioni riportate dopo essere stata colpita da un masso durante un'escursione sul sentiero che conduce alle Gole di Fara San Martino.

A processo, il prossimo 27 settembre, con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo, andranno il sindaco di Fara San Martino Carlo De Vitis, il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune Enrico Del Pizzo, il legale rappresentante dell’ente parco nazionale della Majella all’epoca dei fatti Claudio D’Emilio, l’ex direttore dell’ente parco Luciano Di Martino, l’accompagnatore dell’escursione guidata Simone Barletta; quest’ultimo è accusato di aver omesso di dotare i partecipanti all’escursione di dispositivi idonei di protezione.

Secondo l’accusa formulata dal pm Marika Ponziani, “vi fu omissione nell’adozione di opportune cautele e, in particolare, all’ingresso e lungo il tragitto del sentiero numero 20 dell’itinerario H1 del parco nazionale della Majella di pertinenza del Comune, e cogestito con l’ente parco, di cartelli indicatori del pericolo di caduta massi e delle precauzioni da adottare, e ciò nonostante il fatto che l’area e le stesse pareti sovrastanti il sentiero fossero state interessate anche in tempi recenti da smottamenti ed eventi gravitativi”.

Era il 22 giugno 2019 quando Sandra Zanchini si trovava con un gruppo di escursionisti a Fara San Martino e, a causa del maltempo, decise di tornare indietro. In quel momento lungo il sentiero venne colpita alla testa da alcuni frammenti di una roccia che si era staccata dalla parete. Gravemente ferita, morì dopo dieci giorni di agonia.

Sull'incidente la procura di Chieti aprì subito un'inchiesta. Ieri in udienza il marito, le figlie, i genitori e la sorella della vittima si sono costituti parte civile.
 

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