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La discarica dei veleni di Bussi: chiesta la sospensione di sei mesi per il giudice Romandini

Il giudice di Bussi è accusato di presunte pressioni verso i giudici popolari e di aver svolto attività imprenditoriale. La deputata Grippa ha presentato una interrogazione al ministro delle Politiche agricole

Il giudice del tribunale di Chieti Camillo Romandini, presidente della Corte d'Assise nel processo contro la mega discarica dei veleni di Bussi rischia la sospensione per sei mesi.

E' quanto ha chiesto l'accusa che contesta al giudice presunte pressioni verso i giudici popolari e di aver svolto attività di imprenditore agricolo. Domani è in programma l'utima udienza della vicenda giudiziaria del giudice Camillo Romandini. La Camera di Consiglio si riunirà  dopo aver ascoltato l’arringa finale dell’avvocato dell’ex presidente della Corte di Assise di Chieti.

La vicenda giudiziaria che sta vivendo il giudice Camillo Romandini si appresta, con l’ultima udienza che si terrà il prossimo venerdì 14 settembre, a giungere ad una conclusione. “Conosceremo le decisioni della Camera di Consiglio che si riunirà nella stessa giornata di venerdì dopo aver ascoltato l’arringa finale dell’avvocato dell’ex presidente della Corte di Assise di Chieti. Al giudice, come sappiamo, vengono contestate presunte pressioni verso i giudici popolari e di aver svolto attività di imprenditore agricolo.

Per fare chiarezza sulla vicenda che coinvolge il giudice che si è occupato del processo di Bussi sul Tirino, conclusosi in primo grado con l'assoluzione dei 19 imputati e che ora, su disposizione della delibera del 31 maggio dello scorso anno, è in servizio presso la Corte d'Appello di Roma, la deputata del M5S Carmela Grippa ha presentato una interrogazione al Ministro delle politiche agricole “per conoscere di quali ulteriori informazioni è a conoscenza in merito ai finanziamenti che il magistrato avrebbe percepito dalla Agenzia per le erogazioni in Agricoltura”.

L’interrogazione al Governo

“Ho ritenuto opportuno – spiega Grippa - presentare tale richiesta anche sulla base delle contestazioni emerse durante l’attività investigativa svolta dal Nucleo di polizia tributaria di Pescara della Guardia di finanza che in una relazione facevano presente l’evidenza di fatti di rilevanza penale a carico del giudice dottor Camillo Romandini. Ho letto dalla stampa che nella penultima udienza lo stesso dottor Romandini ha potuto rendere dichiarazioni spontanee alla commissione del Csm sulle vicende che lo vedono indagato e che avrebbe ben spiegato la sua posizione rispetto ai finanziamenti ricevuti dalla Agea per la sua attività agricola. In tal senso, spero che su questa vicenda così delicata che lo riguarda sia presto fatta chiarezza. Noi donne e uomini delle istituzioni, dobbiamo agire con  alto senso di responsabilità individuale altrimenti  la giustizia sociale, la legalità rischiano di perdere ogni contenuto etico e umano e diventare un concetto astratto, che lasciano spazio ad ambiguità” conclude.

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