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Scacco alla 'ndrangheta: i carabinieri di Chieti catturano il boss che si era stabilito a Francavilla al Mare

Simone Cuppari, 36 anni, capo della omonima ‘ndrina reggina proveniente da Brancaleone, è considerato elemento di spicco di un’associazione per delinquere di stampo mafioso dedita prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti e riciclaggio

Era già sfuggito alla cattura a febbraio dell’anno scorso, nel corso dell’operazione “Design”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila e condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti. Ma ora Simone Cuppari, 36 anni, capo della omonima ‘ndrina reggina proveniente da Brancaleone, elemento di spicco di un’associazione per delinquere di stampo mafioso dedita prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti e riciclaggio, con base a Francavilla al Mare e ramificazioni in tutta Italia, è finito in manette. A localizzarlo in un’abitazione anonima della provincia di Bergamo sono stati i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Chieti, che gli hanno messo le manette al polso ieri sera. 

Video: L'arresto del boss

Il “boss”, su cui pende una condanna di primo grado a 28 anni di reclusione per traffico di cocaina emessa dal tribunale di Chieti a luglio a conclusione dell’operazione “Shot 2009”, era destinatario di altri due mandati di cattura scaturiti a seguito delle operazioni “Sparta” e “Banco nuovo”, condotte dai carabinieri di Pescara e di Locri. 

I militari teatini avevano iniziato a indagare su Cuppari nel 2014. Erano riusciti a portare alla luce la presenza di  una consorteria criminale costituita, organizzata e consolidata sul territorio abruzzese, con le connotazioni tipiche della criminalità organizzata calabrese riconducibile alla “‘ndrangheta”, i cui promotori e sodali principali provenivano dall’area Ccalabrese ed erano strettamente collegati, per parentela diretta o indiretta e per fitte reti di scambio criminale, con le più note famiglie ‘ndranghetiste della cosiddetta “Locale di Africo”. 

Dopo l’indagine “Adriatico”, infatti, che aveva evidenziato, seppure in fase processuale, l’esistenza nel vastese di un’organizzazione riconducibile alla camorra, l’operazione “Design”, per la prima volta, ha evidenziato la costituzione ed il radicamento in territorio abruzzese di un’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista.

Le investigazioni, condotte per oltre due anni nel più stretto riserbo, hanno consentito di evidenziare come la “cellula” ‘ndranghetista abruzzese, con a capo proprio Cuppari, da tempo residente sulla costa chietina, avesse consolidato un efficiente e proficuo canale di approvvigionamento di ingenti quantità di stupefacenti, prevalentemente cocaina, da un analogo gruppo di affiliati alla ‘ndrangheta, stanziati in Lombardia, a loro volta riconducibili, per vincoli di sangue o parentela acquisita, alle famigerate famiglie della “Locale di Platì”, dai quali approvvigionavano carichi di cocaina con cadenza periodica. 

Foto Cuppari 2-2

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