Casalincontrada, consiglieri e case fantasma: l'opposizione vuole chiarimenti

Casale Futuro presenta un'interpellanza al sindaco per chiarire le voci secondo cui alcuni consiglieri vivrebbero in abitazioni non dichiarate al catasto. Un malcostume che secondo il gruppo va avanti dal 1998, per cui l'amministrazione è stata punita

Interpellanza al sindaco da parte del gruppo consiliare Casale Futuro per chiarire le voci secondo cui alcuni consiglieri vivrebbero in “case fantasma”, ovvero non dichiarate al catasto. In una nota il capogruppo Sergio Montanaro ricostruisce un malcostume che, a suo dire, dura da oltre 10 anni. 

“Negli anni dal 1998 al 2000 – scrive – chi mi ha preceduto come capogruppo di minoranza si è rivolto al Tar per il mancato pagamento dell’Ici di alcuni amministratori e famigliari. Venne addebitata una sanzione pecuniaria a carico dell’amministrazione. Ma al momento non è possibile verificare se quelle somme siano poi state effettivamente pagate perché ad un esame dei “residui attivi” dell’Ente non è possibile comprenderlo”.

Secondo Montanaro questa sarebbe solo “la punta dell’iceberg” dell’evasione nel comune di Casalincontrada, “i cui effetti sociali e di bilancio sono evidenti”. E il consigliere di opposizione punta il dito contro l’amministrazione, dato che proprio questa ha imposto l’obbligo di registrazione del contratto delle case in comodato tra padre e figlio, per una spesa di oltre 250 euro. Contro questa imposizione erano state raccolte in paese 286 firme, senza nessun effetto. 

Per il capogruppo di Casale Futuro alcuni dei consiglieri che votarono a favore della registrazione obbligatoria rientrano “non direttamente, ma non inconsapevolmente, nell’elenco delle case fantasma di Casalicontrada. Ci auguriamo – prosegue – che quegli stessi amministratori che sicuramente si trovavano nella medesima condizione (seconda casa di genitori data ai figli quindi ai fini Ici equiparata alla prima) si siano sottoposti alla stessa pratica e agli stessi costi a cui sono stati sottoposti i casalesi proprio per scelta della maggioranza consiliare”.

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Per Montanaro gli amministratori che non hanno registrato le proprie abitazioni al catasto, dovrebbero almeno pagare le tasse a carico dei proprietari di immobili, come l’Ici o la Tarsu. E si chiede se “l’ostinazione incomprensibile a non pubblicare i redditi dei consiglieri, obbligatoria per statuto comunale, non nasconda la volontà di tenere occultata questa situazione”.

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