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Casa svenduta dopo il fallimento, i De Leonardis: "Manifesteremo in tribunale"

La coppia teatina vittima di una procedura fallimentare kafkiana, a rischio sfratto, lancia pesanti accuse sulle modalità con cui la casa è stata messa all'asta. Dopo aver tentato di bloccare l'aggiudicazione dell'immobile con una denuncia in Procura di Chieti, i Santoferrara hanno scoperto che il pm ne ha richiesto l'archiviazione

La casa di proprietà svenduta all'asta e una procedura fallimentare che si trascina da ben 25 anni quando la loro società, la Ircam snc di Chieti, venne dichiarata fallita dal tribunale. Adesso Antonino De Leonardis, 74 anni, e la moglie Sandra Santoferrara, 70, sono pronti a manifestare davanti al tribunale per salvare almeno la loro abitazione, sottoposta dalla curatela del fallimento alla procedura di esproprio per un presunto debito di ulteriori 107.849 euro rivendicati dalla concessionaria del credito.

“Il Curatore del fallimento Ircam, gestore del nostro patrimonio, ha chiesto la vendita della casa dove abitiamo per pagare, in violazione della par condicio creditorum, un creditore, Sga cessionario del credito ex Banco di Napoli e Isveimer, il quale non ha depositato agli atti un atto di cessione, non risulta tra i creditori ammessi nello stato passivo esecutivo e, dai documenti, risulta addirittura debitore e non creditore della procedura. Questo non lo sosteniamo noi, ma si evince dalla consulenza tecnica d'Ufficio del tecnico nominato dal giudice delegato del tribunale di Chieti, e dello stato passivo del 2009. Applicando un calcolo corretto dei tassi di interesse (cioè non usurai), è risultato che i creditori hanno conseguito in sede di riparto parziale più di quanto ad essi legittimamente dovuto o somme addirittura non dovute, di qui l'obbligo da parte loro di restituire le somme maggiorate di interessi e rivalutazione dal giorno della percezione, per la ricostituzione della massa fallimentare e la corretta ripartizione, nel rispetto dei gradi e dei titoli dei singoli crediti - spiegano i Santoferrara -  Le somme che gli organi della procedura sono obbligati a recuperare in base all’articolo 114 della Legge Fallimentare sono 249.005,63 euro, mentre il residuo credito dell’ex Banco di Napoli da inserire nel riparto finale, quello per il quale si è proceduto alla vendita all'asta della nostra casa, è di 107.849,82 euro” accusano.

Per lo Studio 3A, la società a cui i due cittadini si sono rivolti,  ne consegue non solo che la vendita della casa dove abitano, effettuata il 6 luglio 2015, è stata illegittima, ma anche che la coppia è in credito e non in debito nei confronti della procedura. A settembre i Santoferrara hanno presentato esposto-denuncia per il tramite dell'avvocato Marco Bevilacqua, che sta seguendo il caso. La Procura Generale de L'Aquila, dove è stato depositato l'atto, ha inoltrato la denuncia alla Procura di Chieti con la richiesta di riaprire le indagini sul caso De Leonardis,. Quest'ultima l'ha trasmessa per competenza alla Procura di Napoli, che sta indagando, sia su questa sia sull'altra denuncia presentata precedentemente e direttamente al tribunale partenopeo, per estorsione e usura.

Ma i De Leonardis lanciano pesanti accuse anche sulle modalità con cui la loro dimora è stata messa all'asta. “Il curatore della procedura Ircam ha venduto, a danno della massa fallimentare e del nostro patrimonio, la nostra casa di abitazione, un immobile storico di 600 metri quadrati con affreschi, al prezzo base d’asta di 240mila euro, senza neanche il rialzo minimo del prezzo di cinquemila euro previsto nell’avviso di vendita, e con un contributo a fondo perduto (ex art. 3, comma 1, lettera a) del decreto legge 28 aprile 2009 n. 39, convertito con modificazioni dalla L. 24 giugno, n. 7) sull’immobile in parola, concesso dallo Stato in seguito al sisma del 2009, di 238.636 euro. In definitiva, la nostra casa di abitazione è stata venduta, considerando il contributo, alla modica cifra di 1.364 euro, oltretutto per un creditore che in realtà agli atti risulta debitore e che non ha depositato un atto di cessione e non risulta tra i creditori ammessi nello stato passivo esecutivo.

“Perché gli organi della procedura non hanno effettuato questi recuperi come disposto dalla Legge Fallimentare, procedendo con la vendita all'asta dell'abitazione? E perché la Procura di Chieti, nonostante le risultanze della Ctu da cui si evincono gravi irregolarità nella gestione della procedura fallimentare commesse da tutti i curatori succedutisi nel tempo, e nonostante le indagini della Guardia di Finanza che le comprovano, non è intervenuta a bloccare la vendita?” si chiedono dunque le due vittime.

I De Leonardis con il loro legale hanno tentato di bloccare l'aggiudicazione dell'immobile presentando presso la Procura di Chieti, il 14 ottobre, una denuncia per turbativa d'asta, ma lunedì 9 novembre hanno scoperto che il Pm ne ha richiesto l'archiviazione al Gip: l'ennesima amarezza. Un provvedimento contro il quale proporranno l'ennesima opposizione, l'ultima chance per evitare lo sfratto.

“Ormai siamo disposti a tutto pur di fermare questa colossale ingiustizia - concludono i due anziani -, compresa una clamorosa manifestazione di protesta davanti al Tribunale di Chieti”.

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