Cronaca Chieti Scalo

Chiusura cartiera Burgo, le verità 'nascoste' dell'ex sindaco Ricci

L'ex sindaco di Chieti descrive ai ragazzi del circolo culturale "Marco Porcio Catone il Censore" le manovre che hanno impedito il rilancio economico dell' area ex Burgo nel cuore industriale della città di Chieti

Il 1° ottobre 2009 è stato sottoscritto  l'Accordo di Programma Quadro "IN.TE" (Innovazione Tecnologica) dagli enti Enti Pubblici interessati (Regione Abruzzo, Provincia e Comune di Chieti, Consorzio ASI e Patto territoriale Chietino - Ortonese) oltre che dall'Associazione Industriale di Chieti, dai Rappresentanti Sindacali, dai Rappresentanti dei lavoratori e dalle Ditte che con la loro sottoscrizione si impegnavano a riassumere le maestranze "Burgo". 

L'accordo  è stato voluto dalla "Burgo Group" S.p.a ed elaborato dalla "Merlino" Progetti con l'obiettivo di reindustrializzare l'area della cartiera di Chieti e ridare quindi un lavoro  agli ex dipendenti "Burgo".

 Oggi, a distanza di quasi quattro anni lo stesso è rimasto "lettera morta" e i dipendenti non sono stati ancora reimpiegati.

Per comprendere meglio questa vicenda facciamo un salto indietro al 2006, quando l'allora Sindaco Ricci venne a sapere che la cartiera stava per chiudere. 

A tal proposito, dalla delibera n.339 del Consiglio Comunale del 9 marzo 2012 avente come oggetto "Odg del Consigliere Alessandro Giardinelli: Progetto In.Te.", traiamo le "verità" nascoste sulla "maledetta" vicenda della chiusura "Burgo" e sul progetto "IN.TE", svelate dalle parole dell'ex Sindaco di Chieti Francesco Ricci che racconta:

La crisi Burgo comincia nel 2006 quando io ero Sindaco  da poco più di un anno, quando venimmo convocati il Senatore Legnini, l'allora Presidente della Provincia Tommaso Coletti e la mia persona da quello che era il Direttore Aziendale si chiamava Ing. Cristiano, il quale ci disse con molta franchezza ‘caro Sindaco se qui non si risolve il problema del costo dell'energia, se non riusiamo ad abbassare i costi dello stabilimento questa azienda in 2 anni chiude’

Noi chiaramente uscimmo disperati da questo incontro perché tutto potevamo fare meno che accettare una soluzione di quel tipo e chiedemmo ‘ma se noi troviamo qualche soluzione per la soluzione di questo problema è possibile che la fabbrica rimane?’, la risposta fu ‘ci proviamo, facciamo il piano industriale e vediamo quello che si può fare, entro 12 mesi dateci una risposta’.

Mi  attivai per cercare la soluzione energetica perché sapevamo che il costo dell'energia allo Scalo è molto elevato e le aziende hanno grandi difficoltà per questo. Contattai  una azienda che avevo conosciuto per motivi diversi per cercare di trovare una soluzione alla produzione di energia della Burgo e quindi si parlò di pirolizzare il fango di cartiera.  Il fango di cartiera fu mandato a Terni da questi signori  quali dissero che era un fango che aveva pochissima capacità di tipo energetico, ma si poteva pensare ad un progetto.

Preparammo il progetto, lo presentammo ma contemporaneamente la Burgo dopo un anno decise di chiudere l'azienda. 

Ci chiedemmo il perché di questo atto proditorio senza alcun preannuncio in un momento di grande crisi. E’ il 2008, la Giunta Regionale finisce dietro le sbarre e sicuramente chi aveva responsabilità dal punto di vista amministrativo non c'era più. Andammo a Roma alla prima riunione,   il Sindacato Nazionale ci disse " mi dispiace Chieti chiude rimane aperta Sora". Chiamai il Presidente della Lega Coop Abruzzo e gli chiesi se facendo un cooperativa fra i lavoratori saremmo riusciti a rsolvere il problema di marketing,  dal momento che la Burgo produceva una carta di ottima qualità. Lì facemmo un errore, ovvero quello di non confrontarci subito con l'azienda. Preparammo un piano industriale, lo presentammo alla Burgo che ci disse "Tutto posso tollerare meno che un concorrente sul territorio abruzzese, un concorrente che poi mi rompe l'economia" perché è chiaro che se noi fossimo riusciti a produrre a Chieti una carta a prezzo inferiore rispetto a quello che produceva a Sora li avremmo massacrati”.

La Burgo era un'azienda in prefallimento, in amministrazione controllat. Ci presentarono il professionista che doveva risolvere il problema: l’ingegner Domenico Merlino, noi dicemmo "ma è possibile che si sostituisca il Comune a questa cosa qui? Ci dissero "NO", ma ce lo dissero tutti, ce lo dissero i sindacati, ce lo dissero i lavoratori, ce lo disse l'azienda.... ci buttammo sul Progetto "IN.TE." perché il Progetto "IN.TE." sembrava che potesse in qualche modo far sì che la Burgo diventasse una cooperativa di operai che producevano carta. Poi sappiamo come sono andate le cose. Quando il responsabile del Progetto "IN.TE." ha chiesto il permesso al Comune di iniziare le demolizioni ho scritto di mio pugno, e spero che questa cosa si ritrovi negli archivi del Comune di Chieti, ‘si può demolire solo quando ci sarà l'elenco delle aziende con il numero dei dipendenti e le persone che verranno riassunte’

Io credo che questa idea di lavorare su un progetto globale che include tutta la Val Pescara debba vedere in prima linea gli operai Burgo. Sono assolutamente convinto che la crisi sociale della nostra città nasce dalla crisi Burgo e mi auguro che questo procedimento e questo lavoro possa avere una soluzione definitiva. Sono disponibile a lavorare fianco a fianco a chi ha dimostrato che vuole risolvere questo dramma".

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