Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca Vasto

Capodogli arenati a Punta Penna, colpa dell'air-gun?

Si tratta di spari fortissimi e continui di aria compressa per individuare giacimenti petroliferi: possono causare lesioni ai pesci, come la perdita dell'udito

Lo spiaggiamento dei capodogli verificatosi sulla costa vastese è un evento fuori dal comune e somiglia a un fenomeno, di proporzioni ancora più tragiche, avvenuto nel 2008 in Madagascar: oltre cento balene si spiaggiarono sulle coste del nord est dell'isola. Lo dice il consigliere regionale M5S Pietro Smargiassi. "Allora- ricorda - a 50 chilometri di distanza la Exxon-Mobit aveva eseguito operazioni di air-gun, una tecnica sismica di riflessione impiegata per individuare giacimenti petroliferi".

Come spiega la professoressa Maria Rita D'Orsogna, l'air-gun consiste in "spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, però, questi spari sono dannosi al pescato, perchè possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell'udito".

"Ecco cosa sta succedendo anche nel nostro mare Adriatico, con la petrolizzazione di Ombrina Mare e Rospo Mare" sostiene il consigliere regionale. "Noi non siamo scienziati - aggiunge - e non possiamo arrogarci il diritto di dirlo con certezza, ma da semplici cittadini ci sembra legittimo avere il dubbio che esista un collegamento fra la petrolizzazione e uno spiaggiamento così anomalo di cetacei, che come è noto usano un sistema di ecolocalizzazione basato sui suoni per orientarsi. I capodogli di Punta Penna facevano parte di un gruppo di cetacei noto e monitorato: possibile che nessuno si sia accorto della loro perdita di rotta? Non si poteva fare nulla per impedire la morte dei capodogli?".

Smargiassi quindi invita tutte le parti politiche a confrontarsi e collaborare per fermare l'avanzata delle trivelle nell'Adriatico "in modo da prevenire i danni all'ambiente e alla sua fauna, invece di essere costretti a intervenire a posteriori e in modo emergenziale, quando il guaio è già fatto ed è troppo tardi, come successo a Punta Penna. La responsabilità di quanto avvenuto qui- conclude - investe tutta la classe politica, nessuno può sentirsi escluso",.

Il presidente della regione Luciano D'Alfonso ha dato notizia dell'allestimento di un gruppo per gestire l'emergenza e capire le motivazioni  dell'accaduto.

I sindaci della costa teatina, Giovanni Di Rito di Rocca San Giovanni ed Enerico Di Giuseppantonio di Fossacesia, hanno ribadito la netta contrarietà dei Comuni alla petrolizzazione del mare Adriatico.

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