Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Caos servizio mensa, un genitore: "Difendere la libertà delle famiglie e tutelare i bambini"

L'avvocato Gallucci, presidente dell'associazione La gente d'Abruzzo e padre di una bambina che frequenta la scuola dell'infanzia a Chieti, rivendica con riferimenti legislativi precisi il diritto di consumare i pasti a scuola come si preferisce

Chi decide di non consumare il menù previsto dalla mensa scolastica, ma preferisce portare il pasto da casa, non può più usufruirne per quest'anno. Chi, invece, risulta iscritto al servizio di refezione, ma non vuole usufruirne, deve ugualmente pagare la quota giornaliera prevista dal regolamento comunale. Questo, in sintesi, il diktat diffuso dal Comune di Chieti nei giorni scorsi, all'avvio dell'anno scolastico, per cercare di fare ordine nel continuo caso del servizio mense. 

Una comunicazione contro cui si erano già scagliati i consiglieri del Movimento 5 stelle, accusando il Comune di violare deliberatamente il suo stesso regolamento, il quale prevede che gli alunni possano liberamente e senza vincoli se consumare il pasto offerto dalla scuola, previa presentazione del ticket previsto, o provvedere in autonomia. 

Ora interviene anche l'avvocato Federico Gallucci, presidente dell’associazione culturale “La gente d’Abruzzo” e genitore di una bambina iscritta alla scuola dell'infanzia di uno dei quattro istituto comprensivi teatini. 

Gallucci invoca riferimenti normativi ben precisi, a difesa del diritto dei bambini e delle famiglie di scegliere come consumare il proprio pasto. In primis, una sentenza del Tar di Napoli, che di recente ha 

legittimato la facoltà del genitore di far consumare al figlio il pasto domestico in alternativa a quello scolastico. Il giudice amministrativo ha recuperato e confermato il principio in precedenza stabilito dalla circolare del Miur n.348/17, con la quale il ministero già autorizzava i direttori degli Uffici Scolastici Regionali al pasto da casa, invitando i dirigenti scolastici a disciplinarne le modalità.

Tale principio di buon senso deve oggi essere interpretato nella sua accezione più elastica ed ampia riferendosi alla delicata fase evolutiva di “svezzamento” e di “familiarizzazione” del bambino con i più disparati alimenti. L’amministrazione comunale ha il preciso dovere di rendere tale percorso educativo il più agevole possibile e per farlo deve interfacciarsi con le esigenze dei genitori  per creare insieme ad essi - che sono i diretti interessati - i criteri più adatti di regolamentazione della materia, evitando categoricamente ogni manifestazione di disparità di trattamento o discriminazione. 

Il presidente di La gente d'Abruzzo condanna anche l'ipotesi di separare, nel momento del pasto, i bambini che si avvalgono del servizio mensa, da quelli che invece portano il cibo da casa: 

L’occasione del pranzo rappresenta per i bambini un importante momento di aggregazione e fa  parte a tutti gli effetti dell’offerta formativa didattica: il buon senso, quindi, impone che tutti, sia quelli che utilizzano il pasto da casa che quelli che consumano il pasto scolastico, seguitino a stare insieme come nelle ore precedenti, salva, ovviamente, la diligente attività di controllo e tutela da parte del personale nei confronti di coloro affetti da particolari intolleranze od allergie alimentari, magari allocandoli in diverse tavolate della stessa stanza.

L’inserimento “coattivo” nell’ora di pranzo in ambienti diversi, come sembra si voglia fare, mortifica la sensibilità del bambino che si vede improvvisamente privato dell’appartenenza al suo gruppo-classe e della sua insegnante, stravolgere l’organizzazione interna dei docenti e trasforma il momento educativo del pasto in una sterile occasione di stressante e pura sorveglianza.

La tutela e la corretta formazione dei nostri figli sono baluardi imprescindibili che vanno tutelati senza se e senza ma ed ogni battaglia diretta in tal senso non potrà non vederci impegnati in prima linea. 

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