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Campus X, i sindacati chiedono un tavolo con Comune e università

In una nota Sicet-Cisl e Feder.Casa Confsal, firmatari dell'accordo territoriale per le locazioni agli studenti universitari nel Comune di Chieti, chiedono un incontro urgente con i soggetti interessati per trovare soluzioni che evitino "ulteriori disagi e pesanti costi a tante famiglie che investono, con sacrifici, sul futuro dei figli"

Intervengono i sindacati sulla chiusura del Campus X, lo stupefatto privato del Villaggio del Mediterraneo che pochi giorni fa ha dovuto rimandare indietro 165 studenti a causa di una diffida arrivata dal Comune. 

In una nota Sicet-Cisl e Feder.Casa Confsal, firmatari dell’accordo territoriale per le locazioni agli studenti universitari nel Comune di Chieti, chiedono un incontro urgente con i soggetti interessati per trovare soluzioni che evitino “ulteriori disagi e pesanti costi a tante famiglie che investono, con sacrifici, sul futuro dei figli”. 

L’allarme dei sindacati è sul potenziale squilibrio nel mercato delle locazioni, che potrebbero aumentare a dismisura vista l’emergenza di molti universitari. Inoltre, le organizzazioni sindacali pongono l’attenzione sulla mancata attivazione dell’agenzia per gli affitti agli studenti universitari, che “amplifica la problematica e rende la città impreparata ad offrire soluzioni utili agli studenti e alla città”. 

E sulla questione interviene anche l’onorevole Fabrizio Di Stefano, che oggi ricorda: “Già dalla nascita di questa struttura noi denunciammo molti aspetti discutibili: una Legge Regionale ad hoc, voluta dall'allora Governo Del Turco, che non solo dava enormi premi urbanistici agli imprenditori a capo dell'iniziativa ma, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto obbligare Asl, Ater e università ad acquistare tutte le strutture che sarebbero rimaste sul territorio dopo l'evento sportivo”. 

"Una Legge Regionale dunque che obbligava enti che avevano una propria autonomia, o addirittura soggetti diversi, come l'università, a degli acquisti ‘improvvidi’, è sicuramente discutibile. Un'opera di impatto architettonico assolutamente opinabile - dice -  collocata in una delle porte d'ingresso della città. In quell'epoca Luigi Febo era assessore del Comune di Chieti, per cui quanto meno le responsabilità politiche di quell'obbrobrio urbanistico ce le aveva e ce le ha tutte”.

"Ricordo poi - prosegue - che il principale promotore dell'iniziativa fu l'impresa Di Cosmo, nel mentre la sorella era assessore comunale e collega di Febo. Vedere ora che Luigi Febo è anche delegato, o almeno così sembrerebbe, o comunque estremamente interessato (anche se fosse soltanto un interesse politico), lascia decisamente perplessi , e che questa specifica attenzione perduri nel corso degli anni. Scoprire poi che quell'immobile è oggi di proprietà dell' Inpdap lascia ancor di più stupiti. C'è da domandarsi, cosa che farò per vie istituzionali: quando e come la proprietà è passata nelle mani dell'Inpdap? Con quali valutazioni e quali furono i soggetti che hanno seguito anche professionalmente l’operazione?”

La vicenda è imbarazzante - conclude il parlamentare- e Febo farebbe bene a fare massima chiarezza su diverse questioni: per quale motivo ha fatto richiesta in Comune del certificato  in cui si dichiarava esplicitamente che "l'edificio delle due torri era destinato ad uso studentato” e di fatto con tale documento si certificava l'irregolarità alla base di tutto? Perché quello specifico interesse? Sapeva che la struttura era di proprietà dell'Inpdap?".

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